domenica 12 marzo 2017

LA LACRIMA DEL DIAVOLO - Jeffery Deaver

Avvincente e intrigante.
Lo stile (o forse la traduzione) lascia un po' a desiderare, ma la trama è ben articolata e alcuni personaggi sono caratterizzati da un certo spessore. 
Ottimo romanzo giallo per evadere dalla quotidianità e trascorrere qualche ora di lettura piacevole e disimpegnata. 

"La tragedia è sempre così rapida, così sfuggente. Ma il dolore no. il dolore dura per sempre."

... "la calligrafia è parte della persona. Pensaci: è una delle poche cose delle persone che sopravvive alla loro morte. Può durare centinaia di anni. Migliaia. E' la cosa più vicina all'immortalità che possiamo avere". 


lunedì 27 febbraio 2017

ARCODAMORE - Andrea De Carlo

Un romanzo senza capo né coda, lascia una sensazione di vuoto alle spalle. 
L'intensità dei personaggi suona artefatta, la narrazione non si compie. 
Eppure si legge senza troppa difficoltà, contiene spunti di riflessione, qualche trovata divertente.

Offre uno spaccato dell'Italia di Tangentopoli, la cui lettura a distanza restituisce un'amarezza amplificata dalla prospettiva.
Un tuffo nei primi anni '90, quando i telefoni mobili non erano diffusi, le persone si cercavano in luoghi definiti, si percorrevano chilometri per raggiungersi, anche soltanto per parlare.

Un romanzo "da vacanza", stile scorrevole, storia "leggera", un inseguirsi di sensazioni convulse e confuse. Contenuto amaro e sospeso.

"Pensavo che la superficialità e l'ignoranza erano rasserenanti, mille volte meglio dell'intelligenza inseguita e sollecitata e forzata fuori dai suoi cardini. Pensavo che mi faceva piacere non pensare; e ci riuscivo con sempre meno sforzo".

"E' che se sei una donna e non fai la mignotta e non hai coperture politiche e non rientri in qualche stereotipo rassicurante non arrivi da nessuna parte ... "

"La gente starà anche attenta, ma sta attenta alla televisione. sarà anche vero che in questo paese c'è una specie di rivoluzione, ma certo è la prima rivoluzione di telespettatori nella storia."

"Forse è solo che tutto finisce. E di quello che non finisce ci si stufa."



mercoledì 15 febbraio 2017

CARI MOSTRI - Stefano Benni

Una raccolta di racconti che hanno come protagoniste le paure, gli spettri che accompagnano ogni essere umano.
Alcune narrazioni convincono, divertendo o inducendo qualche riflessione. Qualcuna delle storie è avvincente, qualcuna lascia con il fiato sospeso. 
Altre invece sono poco azzeccate, hanno un senso di incompiuto. 

Parodie di vita quitidiana, di situazioni attuali, metafora del vivere.
Nel complesso un libro piacevole. 
Chi ama l'inconfondibile stile di Benni può trascorrere qualche ora in mondi fantasiosi e così simili a quello in cui si vive realmente. 

"Sì, forse la vita è questo. Si procede tra normalità e paura, e si aspetta ogni volta di tornare alla nostra dimora, di trovare un po' di quiete, un rifugio. Magari salendo le scale di casa verremo presi dall'angoscia, avvertendo che il dolore ci ha seguito fino lì. Comunque sia, è un inferno che conosci. Ed è meglio di quella nebbia spietata, meglio che non vedere nulla, meglio della solitudine dei nostri passi." (da Verso Casa).


sabato 7 gennaio 2017

L'AMANTE GIAPPONESE - Isabel Allende

Storie di vite che si intrecciano, amori che durano tutta una vita, amicizie importanti e salde. I personaggi della Allende sono persone intense e vive, che si incontrano e le cui anime non si separano mai.
Un romanzo piacevole e scorrevole. 

"Vorremmo proteggere le persone che amiano, Seth, ma ciò che si vuole per se stessi è autonomia.

"L'infanzia è una tappa naturalmente disgraziata dell'esistenza, Lillian. La storia che i bambini meritano la felicità l'ha inventata Walt Disney per far soldi"

"C'è molta gente buona, Irina, ma è discreta. I cattivi, invece, fanno molto rumore, per questo si notano di più"


giovedì 13 ottobre 2016

LA CONDANNA DEL SANGUE - Maurizio de Giovanni

La Primavera del Commissario Ricciardi.
Napoli al tempo del Fascismo, lo strano Commissario introverso e triste, accompagnato dal "Fatto", quel suo dono/maledizione che gli fa vedere i morti nel loro ultimo istante di vita.
Amore, Fame, Morte.
All'indagine l'autore mescola la poesia dei sentimenti che guidano gli esseri umani.
Piacevole lettura, ottimo svago.

giovedì 22 settembre 2016

IL SENSO DEL DOLORE - Maurizio De Giovanni

L'Ispettore Ricciardi, Luigi Alfredo Ricciardi è un poliziotto anomalo. 
Nato nel 1900, indaga presso la Squadra mobile della Regia Questura di Napoli.
E' un poliziotto intelligente e onesto e sensibile, in piena era fascista. 
Ha un dono, che lui chiama il "Fatto", una singolare maledizione che gli fa vedere gli ultimi istanti di vita delle persone morte di morte violenta. 
Ne percepisce l'emozione negli gli ultimi istanti di vita. 

Muore un famoso tenore, grande cantante e amico del Duce. Ricciardi indaga sul suo omicidio, portandosi appresso tutto il proprio dolore, la propria personalità forte e sensibile. 
Indaga in una Napoli sferzata dal vento. 

Un giallo piacevole, lettura molto agile e scorrevole, trama apprezzabile. 
Ottimo libro per trascorrere qualche ora in completo relax.



mercoledì 21 settembre 2016

ORIANA FALLACI INTERVISTA ORIANA FALLACI - Oriana Fallaci

La Fallaci intervista sé stessa, con la morte addosso
Poche pagine, che si leggono in modo rapido e scorrevole, nonostante i temi affrontati non siano di poco conto. Lo stile aggressivo e deciso è inconfondibile. 

Parole strumentalizzate e strumentalizzabili, parole durissime. Contenuti non sempre azzeccati, ma su cui vale la pena riflettere. 
Salta all'occhio, se l'occhio è attento, uno slittamento entro quelle gabbie, quelle bandiere, quel tifo da squadra che lei per prima denuncia, smaschera, condanna, nel raccontare di schieramenti e fazioni. 
Ma non si può non cogliere ed apprezzare la ricerca e difesa della propria libertà intellettuale, la personalità rivoluzionaria, la decisione con cui questa persona affronta la vita e la morte. La propria morte imminente. 

"Perché ho la morte addosso. La Medicina ha sentenziato: "Signora, Lei non può guarire. Non guarirà" Stando a quel verdetto, e nonostante gli anticorpi del cervello, non ho molto rempo da vivere. Però ho ancora tante cose da dire, e un'intervista m'è parsa il mezzo più sbrigativo per dirne almeno alcune"

Il cancro:
"No, no, di lui parlo sempre. Apertamente, con tutti. Ne parlo anche per rompere il tabù di cui divenni consapevole quando lui mi aggredì la prima volta, e il chirurgo che mi aveva operato disse: "Le dò un consiglio. Non ne parli con nessuno". Rimasi allibita. E così offesa che non ebbi la forza di repilicare: "Che cosa va farneticando?!? Avere il cancro non è mica una colpa, non è mica una vergogna! Non è nemmeno un imbarazzo, visto che si tratta d'una malattia non contagiosa" E per settimane continuai a rimuginre su quelle parole che non comprendevo. Poi le compresi. Perché se dicevo d'avere il cancro molti mi guardavano come se avessi la peste [...]. O come se fossi già sottoterra. Impauriti, disturbati. Quasi ostili. Alcuni mi toglievano addirittura il saluto. Voglio dire: sparivano, e se li cercavo non si facevan trovare. Infatti fu allora che coniai il termine Alieno. [...]
 ... di rado lo chiamano con il suo vero nome. I giornali ad esempio dicono "malattia inguaribile"[...] Questo perpetua il tabù, e quasi ciò non bastasse, alimenta una menzogna. Perdio, non è vero che dal cancro non si guarisce! Spesso si guarisce. E se non si guarisce, si dura. Col mio sono durata circa undici anni. "

La democrazia
"Guardi, io non mi stancherò mai di ripeterlo: la democrazia non si può regalare come una scatoletta di cioccolata. La democrazia bisogna conquistarsela, e per conquistarsela bisogna volerla. Per volerla bisogna sapere e capire cos'é."

[...] i limiti e le bugie della democrazia. Non vi sono alternative alla democrazia. Se si rinuncia a quella, se muore quella, la libertà va a farsi friggere e come minimo ci ritroviamo in un gulag o in un lager o in una foiba. Insomma, in prigione o sottoterra. Ma quando ci riempiamo la bocca con la parola Democrazia sappiamo bene che la democrazia fa acqua da tutte le parti. Sappiamo bene che è un sistema disperatamente imperfetto e sotto alcuni aspetti bugiardo. [...]
Sono due, dice Tocqueville, i concetti su cui si basa la democrazia: il concetto di Uguaglianza e il concetto di Libertà. Ma gli esseri umani amano l'uguaglianza assai più della libertà, e della libertà spesso non gliene importa un bel nulla. Costa troppi sacrifici, troppa disciplina, e non è forse vero che si può essere uguali anche in stato di schiavitù?
Quasi ciò non bastasse, il concetto di uguaglianza non lo comprendono. O fingono di non comprenderlo. Per Uguaglianza la democrazia intende l'uguaglianza giuridica, l'uguaglianza che deriva dal sacro principio "La Legge E' Uguale per Tutti". Non l'uguaglianza mentale e morale. l'uguaglianza di valore e di merito. Non il pari merito d'una persona intelligente e d'una persona stupida, il pari valore d'una persona onesta e d'una persona disonesta. Quel tipo di uguaglianza non esiste. [...]
Il guaio è che la democrazia aiuta gli ignoranti e i presuntuosi a negare questa verità, questa evidenza. Li aiuta col voto che si conta ma non si pesa, cioè col suo affidarsi alla quantità non alla qualità [...]"

Rivoluzione e Scienza
"Il fatto è che contrariamente a loro, io sono una rivoluzionaria. Del mondo che mi circonda non mi va bene nulla fuorché le conquiste della Scienza. Non mi va bene nemmeno il suo concetto di rivoluzione. La Rivoluzione per me [...] La Rivoluzione per me è la metamorfosi del baco che senza far male a nessuno diventa farfalla. Una bellissima farfalla. E vola. Infatti io sogno sempre di volare. Come una farfalla anzi come un uccello". 

La morte
"Mi dispiace morire, sì. [...]
Amo troppo la Vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la Vita sia bella anche quando è brutta [...]
E con la stessa passione odio la Morte. La odio più d'una persona da odiare, e verso chi ne ha il culto provo un profondo disprezzo. [...] Il fatto è che pur conoscendola bene, la Morte io non la capisco. Capisco soltanto che fa parte della Vita e che senza lo spreco che chiamo Morte non ci sarebbe la Vita."


sabato 17 settembre 2016

LA BANALITA' DEL MALE - Hannah Arendt

Lucido e razionale il resoconto di Hannah Arendt del processo ad Eichmann a Gerusalemme.
Non si tratta di un processo ordinario, non ha nulla di "normale".
Appare evidente che non si tratta del processo ad una persona che si è resa complice di un crimine orrendo, una vera e propria carneficina, ma è il processo a un'idea astratta, l'antisemitismo. 

Evidenzia irregolarità, stranezze, superficialità, anomalie sia nella lettura dei documenti che nell'ascolto dei testimoni. Sottolinea presenze e assenze.

Testimonianza apparentemente fredda e molto articolata, quella di Arendt. Agghiacciante la semplicità nel racconto di fatti impensabili eppure accaduti. 
Un saggio estremamente interessante, per comprendere il passato e una buona parte dell'attuale presente.

Quando l'attenzione in un processo si sposta dal particolare all'astratto, dai fatti concreti alle ideologie, dai crimini commessi al desiderio di riscatto che assomiglia alla vendetta, il risultato è scadente.
Un pessimo processo, nessuna analisi costruttiva le cui conclusioni possano sostituire le basi per un cambiamento di rotta. 
L'antisemitismo è protagonista, non il valore della vita umana. 

Dalle leggi razziali, l'imposizione della croce gialla, primo passo apparentemente innocuo ma che in sé segnava il destino di coloro che la portavano, alla "soluzione finale", lo sterminio di tutti gli ebrei, sembra esista una distanza incolmabile.
I fatti dimostrano che è breve, brevissimo, il tratto che separa la discriminazione dalla violenza più atroce.

"Perché non vi ribellaste?"
[...]
"Ma la verità vera era che sia sul piano locale che su quello internazionale c'erano state comunità ebraiche, partiti ebraici, organizzazioni assistenziali. Ovunque c'erano ebrei, c'erano stati capi ebraici riconosciuti e questi capi, quasi senza eccezioni, avevano collaborato con i nazisti, in un modo o nell'altro, per una ragione o per l'altra. La verità vera era che se il popolo ebraico fosse stato realmente disorganizzato e senza capi, dappertutto ci sarebbe stato caos e disperazione, ma le vittime non sarebbero state quasi sei milioni".

"Ché la lezione di quegli episodi è semplice e alla portata di tutti. Sul piano politico, essi insegnano che sotto il terrore la maggioranza di sottomette, ma qualcuno no, così come la soluzione finale insegna che certe cose potevano accadere in quasi tutti in paesi, ma non accaddero in tutti. Sul piano umano, insegnano che se una cosa si può ragionevolmente pretendere, questa è che sul nostro pianete resti un posto ove sia possibile l'umana convivenza".

Dichiara tra l'altro Eichmann che "I giudici non l'avevano capito: lui non aveva mai odiato gli ebrei, non aveva mai voluto lo sterminio di esseri umani. La sua colpa veniva dall'obbedienza, che è sempre stata esaltata come una virtù. Di questa virtù i capi nazisti avevano abusato, ma lui non aveva mai fatto parte della cricca al potere ..."

Ogni guerra è criminale.
"La verità è infatti che alla fine della seconda guerra mondiale tutti sapevano che i progressi tecnici compiuti nella fabbricazione delle arimi rendevano ormai "criminale" qualsiasi guerra. Proprio la distinzione tra soldati e civili, tra esercito e popolazione, tra obiettivi militari e città aperte, su cui si fondavano le definizioni che dei crimini di guerra aveva dato la convenzione dell'Aja, proprio quella distinzione era ormai antiquata".

martedì 30 agosto 2016

I FUOCHI DELL'AUTUNNO - Irene Némirovsky

Intenso e disincantato romanzo.
Piccola borghesia francese, 1912. I progetti di vita di ragazzi vengono spazzati via o trasformati in sogni di eroismo nel 1914.
La Grande Guerra uccide, oppure cambia le persone. L'orrore senza mediazione sostituisce gli ideali con la rassegnazione, il cinismo, l'illusione di un riscatto facile, di scorciatoie verso un successo vacuo. 
Tra le due guerre Bernard, giovane tornato vivo ma corrotto dalla prima segue divertimento, piacere, denaro.
Thérèse, sua amica di infanzia, rimane lontana dal delirio di potere e dissolutezza che riconosce attorno a sé, e diventa il suo punto di riferimento, amato e nel contempo odiato approdo sicuro. 
Una nuova guerra, una nuova partenza verso un futuro che sa essere spietato e inutile. Verso una sconfitta prevista e preparata negli anni precedenti da chi aveva accantonato ogni scrupolo, ogni desiderio di costruire un futuro solido per sé e la propria Nazione, rinunciando a qualsiasi principio morale ed etico per rincorrere il successo facile. 
Azioni sconsiderate che si ritorcono contro un'intera Nazione. 
Una guerra che uccide, cambia, divide, a volte ricongiunge nel dolore. 

Attualissimo questo romanzo scritto nel tra il 1941 e il 1942 dall'autrice deportata pochi mesi dopo e quasi subito uccisa ad Auschwitz, e pubblicato postumo. 
Con sgomento si sente che potrebbero essere state scritte oggi molte delle parole che vi si leggono.  

"Ma questa p l'ultima. E poi sapete che non è una guerra come le altre. E' una guerra per la pace. E' una cosa ammirevole, che non s'è mai vista" (1914)

"E' questa la cosa grave. Eravamo uomini. E dal momento che non possiamo diventare macchine e non siamo più uomini, ci sentiamo regredire fino a tornare selvaggi, animali. Com'è che dicono? - Non serve a niente cercare di capire. Bisogna non pensarci - Bisogna abbruttirsi, insomma!" Bisogna tendere a questo" disse a sé stesso [...] . 

"I tedeschi avanzavano ancora. Era la guerra. Questa enorme ferita sul corpo del mondo aveva fatto colare fiumi di sangue generoso. A quel punto si poteva già indovinare che quella ferita non sarebbe guarita facilmente e che la cicatrice non sarebbe stata certo bella".

"Hanno democraticizzato il vizio e standardizzato la corruzione. Tutti sono diventati furbastri, truffatori, profittatori. E poi ... un ingorgo nel quale i colpevoli soffrono proprio come tutti gli altri. C'è una sorta di amara e ironica giustizia in tutto quel che sta accadendo. E' ironico e terribile". 

"Ciascuno di noi, all'improvviso, si ritrova ad avere un solo compagno, sé stesso"



martedì 16 agosto 2016

LA FABBRICA DEI CORPI - Patricia Cornwell

Un giallo.

Ottima lettura estiva, coinvolgente e leggera. 
Una bambina assassinata, un team investigativo variegato, la famosa patologa legale con laurea in legge Kay Scarpetta, legami lavorativi e personali.

Piacevole, poco impegnativo. 

"... In altre parole, ti comporti con gli altri così come temi che loro si stiano comportando con te". 

"Mi aggiro in preda a una specie di stupore. E' uno strano stato mentale [...] Ma i veri problemi salteranno fuori dopo. Stress post-traumatico, eccetera. Purtroppo, il fatto di saperlo non ti rende immune".

giovedì 12 maggio 2016

AVVENTURE DELLA RAGAZZA CATTIVA - Mario Vargas Llosa

Ricardo ha 15 anni, nel 1950. E' un adolescente peruviano che si appresta a vivere l'estatqe "più favolosa di tutte", e che si innamora di una ragazza sensuale e misteriosa, la cilena Lily, che si accompagna con lui senza mai accettare di diventare davvero la sua fidanzatina fino al giorno in cui improvvisamente lei non da più notizie di sè.
Dieci anni dopo Ricardo è in Francia alla ricerca di un lavoro, con l'unica ambizione di "morire vecchio a Parigi". 
Qui incontra Arlette, aspirante rivoluzionaria di passaggio diretta a Cuba. Il copione si ripete. Lei si concede a lui, ma non gli dice mai di sì.
La niña mala, la ragazza cattiva, abbandona nuovamente Ricardo, che si butta a capofitto nello studio delle lingue e nel lavoro di interprete per perseguire, tanace, il proprio obiettivo: vivere a Parigi. 

Un uomo tranquillo, un niño bueno,  che conduce una vita tranquilla, appena toccata dalle follie, gli ideali, i colpi di testa altrui. Un uomo tranquillo che vive per la sua niña mala un amore assurdo, illogico, irrazionale, insensato, incomprensibile, che lo accompagna dall'adolescenza all'età adulta.

"Per tutti quanti è più difficile vivere nella verità che nella menzogna. Ma anche di più per qualcuno nella sua condizione. Le costerà molto abituarsi di nuovo alla verità".


Un romanzo intenso e piacevole, che percorre la seconda metà del '900 tra Europa e America Latina, tra rivoluzioni fallite e colpi di stato riusciti, e vede la nascita ed il crollo di ideali e speranze.
Coincidenze improbabili, la fantasia del racconto si fonde con la realtà del periodo storico. 
Narrazione lucida e distaccata, stile scorrevole.



martedì 10 maggio 2016

CHI E' MORTO ALZI LA MANO - Fred Vargas

Un romanzo giallo intrigante e divertente.
Particolarmente piacevole lo stile dell'autrice, e molto originale la caratterizzazione dei personaggi. 

Tre giovani ricercatori, tre storici "nella merda", ragazzi molto particolari, che si muovono e parlano in modo personalissimo.

"[...] E che cavolo, possibilie che non hai mai freddo?"
"Non sono nudo, ho i sandali" - rispose pacatamente Mathias

Lo zio e "padrino" di uno di loro, che li ha ironicamente battezzati "i tre evangelisti", per via dei loro nomi: Mathias (Matteo), Marc (Marco), Lucien (Luca).  

E' un giallo, molto altro non si può dire. Un mistero che prende l'avvio da una curiosa apparizione, un mattino, in un giardino.

Il resto è da gustare. Mistero e divertimento ben miscelati. Piacevolissima e rapidissima lettura. Un giallo che si mangia in meno di un giorno.


lunedì 9 maggio 2016

PARIS KEBAB - Marco Trucco

Un romanzo crudo, trama attualissima.
Protagonista e narratore è un ragazzo, un giovane fratello islamico. Allontanato dallla famiglia ancora bambino, lascia il Marocco. Viene raccolto e protetto ad Algeri da un Imam, che dopo averlo istruito lo invia in Francia.
Raggiunge Parigi, giovane adulto duro e deciso, ingenuo e sprovveduto.

Protagonista di questo lucido ed intenso romanzo è anche la guerra totale dell'Islam, con la sua "organizzazione internazionale [...] al di sopra degli Stati e delle Istituzioni".
Una guerra spietata, come tutte le Guerre, ma diversa nelle modalità di azione, perché l'esercito di questo Stato si muove nell'ombra, mescolandosi alla gente comune, in tutto il Mondo.
Una guerra con le sue ragioni e le sue contraddizioni, i suoi pretesti che servono a convincere e reclutare la truppa. Ed i suoi generali e strateghi che non si sporcano le mani e una coscienza non ce l'hanno.
Vittime e carnefici si sovrappongono fino a coincidere, e rappresentano due facce di una stessa medaglia, due volti di una stessa persona. 

Narrazione impietosa e distaccata, che coglie la molteplicità di sentimenti che muovono le persone. Interessante il punto di vista di un giovane islamico a Parigi, che vive e fa rivivere la sua storia passata e presente. Interessanti le sue ingenue riflessioni, le sue spinte emotive e concrete.

Questo racconto a cavallo tra realtà e fantasia propone a chi legge una riflessione sulle motivazioni e le spinte che inducono i singoli ad agire per conto proprio o di altri, apre interrogativi sul rapporto tra l'individuo e l'organizzazione, lo Stato, la comunità cui appartiene o sente di appartenere. 
E' interessante da questo punto di vista. 

"Lungo la strada non facevo altro che pensare [...] al valore che hanno gli affetti se sull'altro piatto della bilancia si pesano denaro e benessere".

"E' sorprendente come si cerchi nel disagio ciò che al contrario è organizzazione e metodo. I margini della società per gli occidentali sono il seme della morte; lo sconosciuto, uno spettro. Nella familiarità non guardano, non vedono grazie al velo di Allah.
Ci vorrà molto tempo prima che capiscano che bisogna alzare lo sguardo e guardare dritto negli occhi quelli che sembrano porci come loro."

"Quando non capisci e tutto ti precipita attorno, stai veramente male. Ti viene da impazzire, il tuo cervello vuole andarsene, non è un grado di comprendere il perché di tutto ciò che ti sta succedendo".  

"Cosa vuoi raccontare! Siete tutti uguali, parlate di pace e uccidete per il denato e il potere. Bush e Bin Laden dicono la stessa cosa, vogliono eliminare il male nel mondo. Cos'è il male se non l'uomo che compie gesti efferati nei confronti di un altro uomo?"

"Cosa resta di noi, se non il ricordo di ciò che siamo sembrati agli altri? Ideali, religione, pelle e sapere sono solo dettagli che ci paiono montagne e costruiscono il concetto di differenza tra uomo e uomo." 

"Comprendeva come fosse necessario offrire qualcuno da odiare. Doveva cercare di dare un nemico da combattere ai media [...]"
 
Il male che genera male, in un circolo vizioso per interrompere il quale serve un punto di vista diverso, una chiave di lettura completamente nuova. Che sembra non voler essere cercata. 

Qualche refuso nel testo, qualche errore di stampa, che non impedisce comunque di apprezzarlo. 

Un romanzo di piacevole e scorrevole lettura, nonostante e forse proprio per, il contenuto non facile da affrontare.








martedì 3 maggio 2016

INSCIALLAH - Oriana Fallaci

Pesante, questo romanzo. Pesante e duro, eppure molto bello.
L'assurdità della guerra, che è tale anche se camuffata da "operazione di pace".

La Fallaci si beffa di chi la guerra la fa, i suoi soldati sono caricature, sono goffi, sono ridicoli, sono sanguinari, sono sciocchi, sono strateghi, e sono tremendamente umani. 

I soldati odiano la guerra.
I soldati amano la guerra.
Uomini raccontati attraverso la guerra. 

Che dire di questo romanzo. Faticosa la lettura, soprattutto quando i personaggi si esprimono in lingue diverse, compresi diversi dialetti italiani, e pure in latino, e di seguito Fallaci traduce. Difficile seguire il corso dei pensieri di questi personaggi che sono insieme reali e inventati.

Eppure è un libro che si legge volentieri, che non si vuole lasciare a metà. 

Il contingente italiano in Libano, è a Beirut ufficialmente per una "missione di pace". Ma è un nome che si da agli interventi militari per non spaventare i soldati, le loro famiglie, per tenere quieta l'opinione pubblica. Missione di pace.
Andiamo, armati fino ai denti, a portare la pace. E quanto stupore, quando si scopre di essere invece in piena guerra. Con il richio concreto di non tornare a casa vivi.

"La prossima guerra non sarebbe scoppiata tra ricchi e poveri: sarebbe scoppiata tra guelfi e ghibellini cioè tra  chi mangia carne di maiale e chi non la mangia, chi beve il vino e chi non lo beve, chi biascica il Pater Noster e chi frigna l'Allah russillallà" - Pistoia, si torna alle Crociate, Pistoia, borbottava sempre Gassàn. E a volte aggiungeva - O ci siamo già tornati?

"Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgon neanche. Eppure il dolore dell'anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle provocate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare".

"Gli era parsa così irreale la frase siamo-alla-guerra-qui. Perchè malgrado i film sul Vietnam e i giornali e i mesi di addestramento in caserma, non riusciva cogliere il significto della parola guerra. Non riusciva a capire che roba fosse. Stanotte sì, invece. Poteva dirlo che roba è. E' una malattia che sciupa dentro, un cancro che si mangia il cuore, una lebbra che imputridisce l'anima e induce la gente a far cose che in pace non farebbe mai". 

Un impietoso racconto che attraverso personaggi e comparse fornisce uno spaccato della vita alla guerra. Una descrizione della stupidità umana, dell'inutilità dell'essere e dell'amare di fronte all'inganno, la rabbia, l'odio cieco.
Con la sua proverbiale durezza l'autrice ricorda che la guerra è un gioco stupido e assurdo, dalla quale non si esce vincitori mai. 



martedì 5 aprile 2016

I CANI E I LUPI - Irène Némirovsky

Una bambina ebrea vive in una città Ucraina nel ghetto riservato agli ebrei poveri. 
Carattere introverso, un talento per la pittura ed i sogni ad occhi aperti, subisce la vita che la travolge conservando la propria volontà.
Un desiderio la accompagna dall'infanzia per tutta l'adolescenza e l'età adulta. Con la pazienza e la rassegnazione che il tempo rende determinazione rimane ancorata a quel sogno.
Una vita trascorsa assaporando piccole gioie e attraversando grandi cambiamenti.
Il contrasto tra la ricca borghesia e le famiglie povere, che si acuisce anzichè annullarsi nella consapevolezza di appartenere ad una stirpe comune, ad un destino comune.
In Ucraina come a Parigi, dove si rifugia con i cugini nel 2014 a seguito delle sommosse popolari antisemite, il razzismo, la diffidenza, il classismo dividono le persone.

Ada Sinner è un carattere forte, indomito, è una ragazza che affronta la vita così come viene, eppure non la subisce del tutto.

" ... essi erano .. ah! Erano degli stranieri. Eco, questa parola diceva tutto. Degli esseri indecisi, senza radici, degli emigrati, persone sospette."

"Esistono persone che sono senza età, e io sono così. Ero una vecchia a dodici anni, e avrò i capelli bianchi quando, nel mio cuore, sarò ancora esattamente la stessa di oggi. Perchè vergognarsi?"

"Quella povertà, quella solitudine, e la coscienza, allo stesso tempo, di essere, se non al di sopra degli altri, quantomeno distante, che il talento dà alla creatura abbastanza sfortunata da possederlo."

"Sono libera, io. Posso lavorare tutta la giornata, se mi piace, o restare sdraiata senza far niente, senza che nessuno si preoccupi o mi chieda se sono malata. Posso passeggiare un pomeriggio lungo la Senna per guardare il colore dell'acqua, e so che, in tutta Parigi, nessuno si preoccuperà di sapere se sono morta o viva, se ritornerò la notte".