lunedì 19 ottobre 2009

LA GRAMMATICA DI DIO - Stefano Benni


Da leggere, come tutti i libri di Benni.

VERGOGNA - J. M. Coetzee


Un bel romanzo. Amaro, duro, aspro, crudo.
Induce a riflettere, lascia un po' di amaro.

DONNE INFORMATE SUI FATTI - Carlo Fruttero


Delizioso, un "giallo" raccontato in prima persona dalle donne coinvolte a vario titolo nella vicenda.
Leggero, ben confezionato.
Migliore la forma del contenuto.
Splendidi i diversi stili narrativi, ritagliati sulle diverse narratrici.

Ottimo romanzo da spiaggia. Si mangia in mezza giornata. E lascia un piacevole sapore!

INES DELL'ANIMA MIA - Isabel Allende



Storia romanzata, un racconto lento, reso avvincente dall'abilità narrativa dell'autrice.
Nefandezze compiute dagli Spagnoli alla conquista del Nuovo Mondo, viste con gli occhi di Inés Suàrez, eroina determinata e forte.

Interessante ma non leggero, lo consiglio a chi ama Isabel Allende.

VOLI - Elena Gianini Belotti


Un romanzo bucolico.
Non un racconto con una trama che coinvolge, bensì un susseguirsi di descrizioni, di immagini, di episodi che comunque catturano.
Un libro da leggere pigramente, immersi in un mondo tanto diverso da quello cittadino.
Una signora che può ritirarsi ad abitare in una casa isolata in collina.
E descrive le sue piccole quotidiane avventure segnate dall'osservazione degli animali che vivono nei dintorni. Protagonisti indiscussi sono i pennuti.
Osservazione partecipante che diventa a volte vera e propria convivenza. Un racconto rilassante, che risveglia il desiderio di vivere lontano dalla frenesia degli impegni quotidiani.
Piacevole e delicato, non avvincente.

domenica 18 ottobre 2009

I QUADERNI DEL PIANTO - Marcela Serrano



Un bel romanzo. Amaro. Come Marcela Serrano sa essere.
Con uno spiraglio di speranza.

Da leggere.

domenica 27 settembre 2009

IL LINGUAGGIO DEL CAMBIAMENTO - Paul Watzlawick

Un saggio interessante, reso a tratti divertente dalla capacità espressiva di Watzlawick, che sa parlare in modo razionale all'emisfero destro del nostro cervello.

La realtà costruita, soggettiva, può essere analizzata e modificata utilizzando il linguaggio adeguato nel modo migliore.

Se la realtà non è oggettiva ed esterna a noi, ma nostra personalissima, costruita quale “immgine del mondo”, il linguaggio é in grado di cambiarla.

Linguaggio che, se origina dal destro dei nostri due cervelli, e se azzecca il lessico, la grammatica, la sintassi appropriati per una situazione specifica, può essere potente quanto la più concreta delle azioni.

" ... un individuo può barare con sé stesso riguardo alle reali proporzioni dell'esperienza di una profonda infelicità o disperazione fino a quando essa si palesa con improvvisa e intollerabile chiarezza nella sfera del banale."

Tristemente concreto il chiasma: "L'aiuto ai paesi in via di sviluppo consiste nel portar via denaro ai poveri nei paesi ricchi per darlo ai ricchi nei paesi poveri, battuta che, ahimé, coglie fin troppo nel segno."

Un saggio da leggere.

Con spirito critico, con un occhio ai nostri tempi e a chi del discorso rivolto agli emisferi destri fa professione di ciarlatano.



martedì 7 luglio 2009

ZORRO - Isabel Allende

Isabel Allende racconta.

Con il suo linguaggio scorrevole, con la capacità di descrivere l’animo dei propri personaggi, l’abilità di immergere il lettore, spirito e corpo, nelle sue ambientazioni fantastiche.

Racconta di Zorro.

La storie dei suoi genitori, la sua nascita, la relazione con Bernardo, la storia di quest’ultimo.
Narra le origini della leggenda.

Romanzo avventuroso e romantico, evasione perfetta dal quotidiano del nostro discutibile presente.

Presente che però torna alla memoria, nelle descrizioni di soprusi, abusi e nefandezze compiuti da parte di ricchi, potenti e religiosi. Azioni spregevoli che non hanno un’epoca propria.

Particolarmente significativo il rito di iniziazione di Zorro, davanti al quale vengono posti i simboli che avrebbe dovuto venerare: “Il pane significava il dovere di aiutare i poveri; la bilancia rappresentava la determinazione di combattere per la giustizia, la spada incarnava il coraggio; il calice conteneva l’elisir della compassione; la rosa ricordava ai membri della società segreta che la vita non implica solo sacrificio e lavoro, ma è anche bella ed è per questo che va difesa”.

Tristemente attuale la censura imposta all’educazione da una Spagna monarchica, cattolica e tradizionale di inizio Ottocento. “... in quei giorni il tronfio rettore dell’Università di Cervera aveva pronunciato davanti al re la frase che sintetizzava l’orientamento della vita accademica in Spagna: "Lungi da noi la funesta mania di pensare””

E tanto tragicamente presente il pensiero del corsaro Lafitte, secondo cui: “i potenti promulgavano le leggi per preservare i loro privilegi e controllare i poveri e gli insoddisfatti, motivo per cui sarebbe stato piuttosto stupido che loro le osservassero. Un buon esempio erano le imposte, che alla fine erano i poveri a pagare mentre i ricchi facevano di tutto per eluderle.”

Un romanzo coinvolgente e dinamico, degno della firma di Isabel Allende.

POCHI INUTILI NASCONDIGLI - Giorgio Faletti



Una serie di racconti più o meno noir.
Una piacevole lettura, una compagnia distensiva.

Un bel "libro da spiaggia".

martedì 12 maggio 2009

IN ALTO A SINISTRA - Erri De Luca

Una serie di brevi racconti narrati in prima persona.


Amarezza di frazioni di vite segnate, momenti scolpiti.

Linguaggio non sempre scorrevole, ma immagini vive, sensazioni descritte e appoggiate sulla pelle del lettore.
Una scrittura epidermica. Dove l’umidità raccontata penetra nelle ossa, il freddo descritto provoca pelle d’oca.

Mirabile la lezione di un grande professore di greco, Giovanni La Magna.
"Io faccio parte di questo regime scolastico contro il quale avete fatto muro. Anzi sono il più vecchio insegnante di questa scuola. Noi siamo insegnanti, voi studenti, siamo per questo più forti di voi, possiamo bocciarvi, sospendervi tutti, compromettere i piani scolastici forse irrimediabilmente per alcuni di voi. Ma vogliamo farlo? Credete che vogliamo rovinarvi? Noi che siamo i più forti ci stiamo in verità difendendo da voi. ... Noi ci stiamo difendendo da voi, voi da noi: così le aule diventeranno campi di battaglia, vincerà il più forte, ma la scuola sarà finita. E' con profonda tristezza che vedo questo accadere."

Tristemente reale, dolce naufragare in un fiume di parole da toccare.

venerdì 1 maggio 2009

TEMPO TIRANNO

La vita, quella cosa che ci sfugge mentre siamo impegnati a fare altri progetti, a volte si prende tutto il tempo che vorremmo dedicare ai nostri interessi veri.
In questo momento il lavoro la fa da padrone, per dirla liberamente con Marx.
Non voglio rinunciare a leggere, nei ritagli di tempo qualche pagina mi da sempre ossigeno.

Ma scrivere richiede tranquillità, non mi riesce quasi più.

Mi limito quindi a pubblicare le copertine dei libri di cui riesco a nutrirmi, ogni volta che posso.

Sperando di ritrovare gli spazi per rileggerli e commentarli con la dovuta calma.
E' un piacere che mi manca.

martedì 21 aprile 2009

L'ELEGANZA DEL RICCIO - Muriel Barbery

Due testimonianze in prima persona. Due personaggi tanto diversi, eppure anime gemelle.

Una portinaia di mezza età che nasconde al mondo la propria profonda cultura e l'amore autentico per l'arte e la letteratura, la musica, il cinema ...
"Non ho figli, non guardo la televisione e non credo in Dio, tutti sentieri che gli uomini calpestano per rendere la loro vita più semplice".
Una ragazzina ricca che non può esternare la propria vera sensibilità, e che smaschera con impietosa lucidità l'ipocrisia del mondo in cui si trova catapultata.
"Ma se nel nostro universo esiste la possibilità di diventare quello che ancora non siamo ... saprò coglierla e trasformare la mia vita in un giardino diverso da quello di miei padri?"
Una descrizione leggera ma profonda della rigidità del pregiudizio, di vite guidate da concetti ed immagini stereotipati.
Uno spiraglio di possibilità si apre al cambiamento.
Intelligenza e sensibilità sono la chiave per superare barriere invisibili eppure tanto radicate pur senza un logico fondamento.
Ironico e divertente, amaro e disincantato. Un romanzo da leggere, da assaporare.
"... forse la più grande rabbia e la più grande frustrazione non sono la miseria, la disoccupazione o la mancanza di avvenire: la rabbia e la frustrazione derivano invece dalla sensazione di non appartenere a nessuna cultura perché sei lacerato tra culture diverse, tra simboli incompatibili."

L'eleganza del riccio - 2006 - Muriel Barbery

lunedì 20 aprile 2009

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI - Paolo Giordano

Una storia scorrevole, si legge alternando sorrisi e riflessioni. Una punta di amarezza di fondo.

Due vite tanto vicine, che scorrono parallele e perdono sistematicamente l'occasione di incontrarsi davvero.
Due persone segnate nel profondo, per diversi motivi, con una spaccatura che risale all'infanzia e non si è mai richiusa.
Decisioni futili, che prese in pochi secondi, orientano per sempre il corso di un'esistenza.
Celebrazione dell'incapacità di volere davvero bene a sé stessi.
Un racconto tenero e amaro.

Non un "cult". Un libro mangiato, forse solo per l'astinenza dal piacere che si prova nel leggere in perfetta solitudine.

"La solitudine dei numeri primi" - 2008 - Paolo Giordano

lunedì 16 marzo 2009

FIRMIN - Sam Savage

Fantasiosa autobiografia di un ratto che vive in un quartiere di Boston. Roditore nato e cresciuto in una libreria, per sopravvivere ai suoi famelici fratelli si nutre di carta stampata finché non scopre di essere in grado di leggere. Apprezza a tal punto la letteratura da entrare a farne parte. Smette di cibarsi in senso letterale di libri, che prende a divorare in senso metaforico.
Della sua vita fa un piccolo romanzo, denso di sogni e fantasie, eppure così vera. Un misto di letteratura, poesia e dura realtà.
Storia delicata e un po' triste. Leggera, eppure ...
Da leggere.

"When you're so small, it is not enough to be a genious!"

"Jerry used to say that if you didn't want to live your life over again, then you have wasted it".


Firmin - Sam Savage (2006)

domenica 17 agosto 2008

APRI LE PORTE ALL'ALBA - Elena Gianini Belotti

Un altro libro mangiato. In una notte, poco più.
Un romanzo in prima persona. La protagonista narratrice, una signora di mezza età, un matrimonio alle spalle, nessun figlio.
"... pensavo una volta di più ai legami che sembrano trarre la loro forza dall'infelicità che generano. Ci si attacca a chi ci tortura più che a chi ci ama. ..."
Gite alla ricerca di luoghi speciali da inserire in una guida turistica per l'elite di coloro che non vogliono mescolarsi alle folle. Una menzogna sul nascere. "Dovunque la bellezza è profanata. Non c'è più bellezza, in primo luogo dentro di noi. Ci viene cavata via fin da piccoli, come un dente marcio: duole un po', da principio. Poi passa, la ferita si chiude, persino la cicatrice scompare."
Vicende quotidiane, forse banali, alternate a riflessioni e considerazioni su argomenti apparentemente disparati, il cui filo conduttore è la ricerca di senso, di un'unicità individuale troppo spesso soffocata dai ruoli.
Individualità riconquistata assecondando le proprie inclinazioni ed i propri desideri, ma anche nell'unione, nella solidarietà tra persone diverse eppure tanto uguali nel loro essere umane.
E inoltre un quadro spietato della nostra collettiva follia, questo nostro "mangiare troppo per poi andare in palestra per dimagrire", una denuncia dell'ingiustizia sociale che colpisce donne, stranieri, vecchi, variamente diversi.
"Sono ancora i neri, come al tempo della schiavitù, a presiedere alla nascita e alla morte dell'uomo bianco. - Noi abbiamo fallito, accumuliamo pretese, aspettative, fraintendimenti per intere esistenze e così diveniamo incapaci delle cose più semplici e più naturali. Abbiamo fatto sì che i vecchi si spostino via via ai margini e svaniscano nel nulla senza procurarci intralci e fastidi e senza lasciare traccia di sè. Così la loro memoria, invece di addolcirci lo spirito, ci procura solo rimorsi e sensi di colpa."
Ed in primo piano, sempre, il punto di vista femminile. Una geniale ricerca sul "costo sociale degli uomini", in termini economici per la collettività. Ed il costo dei ruoli di genere, che da sempre pagano le donne, rinunciando ai propri interessi professionali e personali per servire una famiglia, o viceversa, e annientando sempre quella parte di sé più vera in nome di un ruolo sancito da altri che non è sentito come proprio.
Un romanzo interessante, in cui chiunque abbia rinnegato sé stesso o una fetta di sé per soddisfare le richieste di un ruolo sociale può specchiarsi, sotto diverse angolature.

(Elena Gianini Belotti - Apri le porte all'Alba - 1999)

venerdì 4 luglio 2008

IN PRIMA PERSONA SINGOLARE - Cristiana Pivari

Una piccolissima raccolta di brevissimi racconti. Assolutamente "da spiaggia".
Dieci piccoli spaccati di vita quotidiana narrati in prima persona, dai pensieri dei protagonisti.
Piacevoli, un'ottima compagnia in una breve pausa estiva.

giovedì 3 luglio 2008

IL SERGENTE NELLA NEVE - Mario Rigoni Stern

E' il 1943. Sulle rive di un Don congelato una domanda: "Ghe rivarem a baita"? Un ragazzo di 22 anni è tra i pochi che ritornano, tra decine di migliaia di morti. E racconta. Di neve, di freddo, di vento, di steppa gelata, di infiniti passi nel niente, di spari, di sangue, di fame e paura. Con un realismo semplice e secco. Così è. Questo è stato.
In una guerra che non gli appartiene, voluta da due deficienti capaci di impartire ordini assurdi e sciagurati (peraltro obbediti!) dalle comode e calde stanze di Roma e Berlino.
22 anni. A piedi. In Russia. In inverno. Verso la baita di Asiago. In un deserto di ghiaccio dove sopravvive grazie al calore delle isbe (case) ed al cibo che gli viene offerto da quelle persone che dovrebbero essere il "nemico", il popolo invaso.
"Corro e busso alla porta di un'isba. Entro.
Vi sono dei soldati russi, là. Dei prigionieri? No. Sono armati. Con la stella rossa sul berretto! Io ho in mano il fucile. Li guardo impietrito. Essi stanno mangiando attorno alla tavola. Prendono il cibo con il cucchiaio di legno da una zuppiera comune. E mi guardano con i cucchiai sospesi a mezz'aria. - Mnié khocetsia iestj, - dico. Vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C'è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d'ogni mia boccata. - Spaziba, - dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. - Pasausta, - mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi. Nel vano dell'ingresso vi sono delle arnie. La donna che mi ha dato la minestra, è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi un favo di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco.
Così è successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev'esservi stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell'isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i mambini un'armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di più del rispetto che gli animali della foresta hanno l'uno per l'altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. Chissà dove saranno ora quei soldati, quelle donne, quei bambini. Io spero che la guerra li abbia risparmiati tutti. Finché saremo vivi ci ricorderemo, tutti quanti eravamo, come ci siamo comportati. I bambini specialmente. Se questo è successo una volta potrà tornare a succedere. Potrà succedere, voglio dire, a innumerevoli altri uomini e diventare un costume, un modo di vivere".
E poi ancor più il vuoto dentro. I compagni morti, la solitudine, la fatica, il dolore ...
"Questo è stato il 26 gennaio 1943. I miei più cari amici mi hanno lasciato in quel giorno".
Un racconto da leggere, da pensare, da ricordare.

lunedì 23 giugno 2008

L'UOMO CHE SCAMBIO' SUA MOGLIE PER UN CAPPELLO - Oliver Sacks

Una serie di racconti brevi, ognuno dei quali ha per protagonista un paziente neurologico e la sua malattia. Ma è qualcosa di diverso da una carrellata di casi clinici.
Oliver Sacks è un neurologo che si interroga sul significato delle patologie in cui si imbatte. Sul significato che queste hanno per chi ne è colpito.
Rubo le parole all’autore, che nella sua prefazione scrive: “… i malati e la loro malattia mi inducono a riflessioni che altrimenti, forse, non avrei fatto”. E ancora: “L’intima natura del paziente è del tutto pertinente all’ambito d’indagine più elevato della neurologia e alla psicologia, poiché esse hanno intimamente a che fare con la personalità del paziente, e lo studio della malattia non può essere disgiunto da quello dell’identità”. Parla di “neurologia dell’identità”, Sacks.
E parla dei suoi pazienti nella loro interezza. “… va detto fin dall’inizio che una malattia non è mai semplicemente una perdita o un eccesso, che c’è sempre una reazione da parte dell’organismo o dell’individuo colpito, volta a ristabilire, a sostituire, a compensare e a conservare la propria identità, per strani che possano essere i mezzi usati …”.
E Sacks racconta con umana partecipazione le curiose peculiarità presentate dai suoi pazienti, che descrive senza nascondere una sorta di affetto terapeutico.
E si fa conoscenza per primo proprio con l’uomo cui è intitolato il libro, che, “evidentemente convinto che la visita fosse finita, si guardò intorno alla ricerca del cappello. Allungò la mano e afferrò la testa di sua moglie, cercò di sollevarla, di calzarla in capo. Aveva scambiato la moglie per un cappello! La donna reagì come se fosse abituata a cose del genere”.
E poi di seguito con tante altre storie, ognuna unica e personalissima.
Ho trovato particolarmente accattivante, per moltissimi motivi il racconto “Il discorso del Presidente”, in cui vengono descritte le reazioni di pazienti neurologici affetti da afasia percettiva e da agnosia totale ad un discorso poco spontaneo. Gli unici che a differenza dei “normali” non si bevvero il falso e recitato discorso del Presidente.
Un libro che ho “mangiato”. Credo piacevole e scorrevole anche per i non addetti ai lavori.
Ne consiglierei vivamente la lettura.


L'Uomo che Scambiò sua Moglie per un Cappello - Oliver Sacks (1985)

mercoledì 11 giugno 2008

C'ERA UNA VOLTA UN PARADOSSO - Piergiorgio Odifreddi

Viviamo in un mondo in cui sarebbe auspicabile che la logica fosse materia di studio fin dalle prime classi elementari, e che invece sembra rifugiarsi sempre più nella superstizione e nell'irrazionale.

Anche la logica e la matematica, però, lungi dall'essere in grado, come ci aspetteremmo, di fornirci delle certezze, spesso si prendono gioco di noi.
Odifreddi propone in questo saggio non sempre scorrevole, a tratti addirittura ostico, ma indubbiamente intrigante, una carrellata di discipline seguendo il filo conduttore del paradosso quale protagonista.

A partire dalle illusioni sensoriali, attraverso la filosofia antica e contemporanea, verso i paradossi logici e matematici, Odifreddi mette alla prova la nostra idea del mondo.
"La soluzione dei paradossi può quindi venire soltanto da una teoria che colleghi le affermazioni del linguaggio ai fatti del mondo" (pag. 153).
Non mancano alcuni frammenti gustosamente "leggeri", a tratti anche divertenti.
Un assaggio (pag. 145): "Un giorno un padre, dopo che il figlio ne aveva detta una grossa, lo trascinò al Ponte dei Bugiardi, dicendogli che era così chiamato perché sarebbe crollato se un bugiardo l'avesse attraversato. Il bambino si spaventò, e confessò la bugia. Ma il ponte crollò ugualmente quando il padre lo attraversò, perché egli aveva ovviamente mentito. Non esiste, infatti, nessun Ponte dei Bugiardi".
C'era una volta un Paradosso - Piergiorgio Odifreddi (2001)

lunedì 21 gennaio 2008

LA SCOMPARSA DEI FATTI - Marco Travaglio

Che fatica leggere Travaglio!
Stile conciso, diretto, lessico appropriato e di uso comune, linguaggio giornalistico. Scorrevole.
Ironico, a tratti molto divertente davvero.
Eppure faticoso.
Ogni sua frase è un macigno.
Tratta contenuti di una pesantezza non misurabile.
"La scomparsa dei fatti" è, tra i suoi libri che ho iniziato, il più "leggero".

Racconta della triste realtà in cui versa l'"informazione" di massa in Italia. Che tace, distorce, elabora, manipola ... in poche parole mente.
In modo consapevole, a volte criminale, nel vero senso della parola.

Il contenuto è chiaro: i media italiani nascondono sistematicamente i fatti (in vari modi, più o meno palesi, più o meno ingegnosi), sostituendoli con un vuoto girotondo di vuote parole.
Non dicono nulla, e pretendono che non ce ne accorgiamo (e purtroppo spesso hanno ragione!).

Come commentare questa chicca di lucida denuncia? Spero che l'autore non ne abbia a male: vorrei riportare testualmente, tra i tanti da lui citati, il caso della "notizia senza nome".
Che, come troppo spesso succede, se non fosse tragico sarebbe davvero comico. Esilarante, azzarderei.

Il 27 novembre 2005 l'Usigrai, il primo sindacato dei giornalisti Rai, dirama un comunicato del suo segretario Roberto Natale:
Le informazioni sul processo romano a Cesare Previti, che oggi i lettori del Corriere della Sera hanno trovato a pagina 18, erano in possesso, nelle stesse modalità, del titolare milanese della cronaca giuiziaria della Rai, Carlo Casoli. La notizia è rimasta però nella sua penna; nessuna delle quattro testate nazionali (i tre tg e il Giornale radio) ha voluto ieri mandare in onda il servizio o dare la semplice informazione. E poiché le vicende serie hanno talvolta un aspetto comico, Casoli si è anche sentito fare, da una delle quattro testate, una proposta singolare; "Mandaci pure il servizio, ma per cortesia non fare nomi". Evidentemente la preoccupazione di offrire un nuovo fianco a critiche già roventi è più forte dei doveri di correttezza dell'informazione. Questa la situazione della Rai di oggi, che il presidente del Consiglio ama invece immaginare impegnata nella militanza antiberlusconiana.

Lo strepitoso Travaglio riporta i dettagli di questo fatto grottesco, e si lancia nella stesura di un pezzo da manuale, da lui stesso introdotto così:

... E' un vero peccato, comunque, che Casoli abbia gettato la spugna, perché il servizio senza nomi avrebbe fatto il giro del mondo e sarebbe stato studiato in tutte le scuole di giornalismo dell'orbe terracqueo. Proviamo ad immaginare il testo [...]

Buonasera. Oggi la Procura di una nota capitale europea, che non citiamo per mantenere la suspense, ha chiesto il rinvio a giudizio di un noto parlamentare di una repubblica che si affaccia sul Mediterraneo (e che non nominiamo per la legge sulla privacy). L'uomo, di professione avvocato, già ministro della Difesa, membro di un importante partito (che non nominiamo per rispetto del pubblico più impressionabile) e braccio destro del capo del governo uscito a sua volta da vari processi per amnistia, attenuanti generiche, prescrizioni o depenalizzazioni dei suoi reati varate da lui medesimo, è accusato di avere corrotto un perito del Tribunale (il cui nome non citiamo per non offendere il comune senso del pudore) affinché liquidasse un megarisarcimento pubblico non dovuto alla società di un petroliere (il cui nome tacciamo per rispetto dei minori all'ascolto). Grazie per la cortese attenzione e a voi tutti buonasera.

Non serve commento. Se non fosse davvero tanto tragico, tutto ciò sarebbe molto, molto comico.

Marco Travaglio cita tra gli altri Josef Pulitzer, e con lui vorrei concludere (consigliando naturalmente a tutti di leggere - e far leggere - questo saggio imprescindibile):
"
Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri".

"La Scomparsa dei Fatti" - Marco Travaglio (2006)



sabato 15 dicembre 2007

IL MERCANTE D'ACQUA - Francesco Gesualdi

Un agile racconto, che, con parole semplicissime ed una narrazione scorrevole e quasi "infantile", ripercorre le tappe del capitalismo dalla sua nascita, denunciando con forza l'insostenibilità di un sistema che tende all'autodistruzione.
Protagonista di questo breve romanzo è l'acqua, diritto inalienabile, indispensabile alla vita, a rappresentare il bene comune, ogni bene comune.
Tema centrale è infatti la cosiddetta "tragedia del bene comune".

Il racconto, al limite del puerile nel linguaggio e nella trama esplicita, risulta essere un'intelligente e purtroppo azzeccata metafora del nostro mondo.

Quella che sembra una realtà ormai immodificabile, appare come una fase transitoria da cui è possibile recedere con la forza dell'unione e dell'intelligenza, per recuperare una vita a misura d'Uomo senza rinunciare ai privilegi "veri" che il progresso e le tecnilogie sono in grado di offrirci.
Soprattutto, senza rassegnarsi necessariamente a rinunciare alla nostra salute, all'ambiente in cui viviamo, ai diritti che ci spettano in quanto esseri viventi. E senza dover tendere alla prevaricazione sugli altri per garantire la propria sopravvivenza.
"Il Mercante d'Acqua" - Francesco Gesualdi (2007)

domenica 11 novembre 2007

BUSKASHI - Gino Strada


9 settembre 2001. Islamabad: attentato al comandante Massud, leader dell'opposizione afghana ai talebani, e buon amico di Gino Strada.

11 settembre 2001. New York: attentato al World Trade Centre.
Gino Strada racconta quei giorni (ed i mesi successivi), vissuti in prima persona nei luoghi oggetto di tanti racconti non sempre imparziali.
"... quando la Cnn, a mezzanotte ora italiana, manda in onda bagliori notturni nel cielo di Kabul, il telegiornalista si chiede in diretta: "E' già iniziata la risposta americana?". Da più di vent'anni vi sono esplosioni quasi tutte le notti, a Kabul, ma lui lo ignora, perchè la Cnn non gliele aveva mai fatte vedere."
11 settembre 2001, giorno in cui è occorso "l'incidente a quegli alti edifici a New York", per usare le parole del viceministro degli esteri dei talebani, Abdul Rahman.
Mentre tutti lasciano l'Afghanistan, compresa la Croce Rossa e le altre organizzazioni umanitarie, lo staff di Emergency cerca di varcare il confine, nonostante difficoltà burocratiche, orografiche ed ... esplosive!
Una perla di informazione, una preziosa testimonianza "di prima mano" sui fatti che i mass media mondiali hanno presentato in modo ben diverso (la controinformazione è quella divulgata dalle fonti ufficiali, purtroppo!).
"La guerra attorno a noi, anche quella che non vediamo e che Najibullah ci racconta ogni giorno, non assomiglia per niente a ciò che tramettono le reti televisive."
"Jaweed ha vent'anni e porta ancora sul volto i segni delle schegge. "Presto, presto! Tutti in casa!" aveva urlato alla famiglia, mentre cercavano rifugio durante un attacco aereo. Lui, il fratello maggiore, era rimasto fuori, l'ultimo, perché tutti fossero al sicuro. Un'altra bomba ha polverizzato la casa di Jaweed. Dentro c'erano suo padre e sua madre, le cinque sorelle e i due fratelli. Tutti morti. La sorella più piccola si chiamava Fahima, e aveva cinque anni.
I parlamentari italiani, il novantadue per cento di loro, hanno dichiarato guerra all'Afghanistan. Il Parlamento ha votato contro la nostra Costituzione, che "ripudia la guerra".
Hanno scelto la guerra, ancora una volta, hanno deciso che sta loro bene che si uccida.
Mi dicono che per qualcuno è stata una decisione sofferta. Vedremo di farlo sapere a Jaweed, magari deciderà di inviare messaggi di solidarietà ai sofferenti tra i nostri politici."
Ironico e pungente, Gino Strada racconta con il suo linguaggio semplice e diretto la tragedia della guerra. Oltre qualsiasi ideologia.

venerdì 28 settembre 2007

DISTACCHI E ALTRI ADDII - Gianna Schelotto

Un breve saggio molto divulgativo. Con stile leggero e scorrevole l’autrice presenta alcuni esempi di separazioni (dal partner, dalla famiglia di origine, a seguito di un lutto, da una situazione abituale, da luoghi e persone, dalla propria gioventù, ... ), analizzandone i risvolti e le conseguenze.
A prima vista negative, ma che a ben guardare hanno spesso la funzione di permettere il cambiamento, la crescita, la naturale evoluzione che accompagna gli esseri umani.
Contenuti a tratti scontati, a volte imprecisi, con qualche trovata originale.
Spassoso (e nello stesso tempo tragicamente realistico) il racconto di una prima notte di nozze rovinata da una madre invadente quanto ostinata, incapace di rassegnarsi al distacco dal figlio appena sposato: “... inaspettato ed inquietante, suonò il campanello. L’orologio segnava l’una e trenta. ... Sulla soglia c’erano mia suocera, mio suocero e gli zii venuti dalle Marche. “Ho pensato che non dormiste ancora”, disse lei, con aria serafica, “così ho invitato gli zii a vedere la vostra casa prima di partire. Altrimenti chissà quando la vedranno!” ...

Un’agile "lettura da spiaggia”, che potrebbe diventare un simpatico spunto di riflessione.
"Distacchi e altri addii" - Gianna Schelotto (2003)

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE – Italo Calvino


Un metaromanzo.
Protagonista il lettore, ambientato nella lettura.
Più libri che compongono un non-libro. Narrazioni iniziate e sempre interrotte da parte di un Lettore che vorrebbe portarle a termine.
Filo conduttore che rende omogeneo ed organico un racconto frammentario e frammentato in abbozzi di storie e narrazioni è il piacere di leggere. Nelle sue componenti, con le sue sfumature, con la soggettività che lo contraddistingue.
E anche il dubbio tormentato dello scrittore, che vorrebbe cogliere le aspettative, il giudizio, gli stati d’animo dei suoi lettori. Senza riuscire, perchè è nella lettura che un testo scritto assume il suo significato. Diverso per ogni persona, differente a seconda del momento.

Un abile esercizio di stili, estremamente scorrevole in alcuni punti, un tantino più pesante in altri. Un metaromanzo che ciascun lettore non può non apprezzare.


"Se una notte d'inverno un viaggiatore" - Italo Calvino (1979)

mercoledì 18 luglio 2007

PROIBITO PARLARE - Anna Politkovskaja

Assassinata sulla porta di casa il 7 ottobre 2006, l'autrice di questa agghiacciante raccolta di articoli e notizie su luoghi a noi troppo lontani, e di cui troppo poco si sente parlare, rende un'immagine della Russia troppo simile al Cile di Pinochet.
E’ una giornalista.
Racconta di soprusi, torture, ingiustizie, …

“… Una volta restituito ai parenti il corpo di Timur, è venuto fuori che i segni di un’acuta insufficienza cardiaca in realtà erano: ossa di gambe e braccia rotte, ferite di coltello su tutto il corpo, numerose bruciature di sigaretta sulla pelle, segni di numerosi morsi di cani, dita di mani e piedi schiacciate e tumefatte, unghie strappate, orecchie forate in più punti, un buco nel fegato, ossa temporali frantumate, zona inguinale violacea, la parte bassa della schiena nera per le percosse …” … “… i risultati della perizia ufficiale del medico legale, secondo la quale la morte era avvenuta per arresto cardiaco e sul corpo non c’era nemmeno un graffio …”

Un libro scritto con linguaggio semplica, scarno, scorrevole.
Un libro dai contenuti pesantissimi, opprimenti, angoscianti.
Da leggere e su cui riflettere, anche se leggerlo fa male, anche se si preferirebbe non sapere.

sabato 30 giugno 2007

LA RIVOLTA DEL CORPO - Alice Miller


La rivolta del corpo. I danni di un’educazione violenta.
Non solo le condotte perseguibili per legge (abusi sessuali, violenza fisica) sono dannosi per i figli. Un’educazione rigida, orientata alle regole e non all’ascolto, rapporti anafettivi, basati sulle menzogne, sui giochi di ruolo piuttosto che sulla condivisione e sulla comprensione dell’altro hanno effetti devastanti sui bambini, e sugli adulti che questi diverranno.
Alice Miller si scaglia contro il quartro comandamento (“onora il padre e la madre”), postulando che onore e amore da parte dei figli devono essere conquistati e meritati dai genitori attraverso l’esempio. Nessuna ricetta, solo il rispetto per la persona che si ha di fronte.
Le patologie fisiche e psichiche hanno origine nella negazione del dolore patito durante l’infanzia.
E’ necessario affacciarsi alla propria verità, con spirito libero e senza cadere nella trappola del perdono, che secondo l’autrice non ha mai prodotto “guarigione”.
Comprendere la realtà, al di là della morale corrente, per superare la barriera di finzione, costrizione, maschera e autoinganno travestiti da “amore parentale”.
Il nostro cervello è un essere vivente che conserva compiuta memoria di ciò che gli è accaduto.
La verità negata trova sfogo nella malattia, il corpo si ribella alla mancanza di amore!
Un saggio divulgativo, interessante ed illuminante, come tutti i libri di Alice Miller. Libri che ogni figlio dovrebbe leggere.
"La rivolta del corpo. I danni di un'educazione violenta" - Alice Miller (2004)

mercoledì 23 maggio 2007

PAPPAGALLI VERDI – Gino Strada

Una giustapposizione di riflessioni, racconti brevi e scarni, resoconto di piccoli fatti che forniscono un quadro agghiacciante della condizione in cui lavora Emergency nel mondo, ma soprattutto delle situazioni al limite del comprensibile e dell’immaginabile per noi che viviamo nel troppo, nel comodo, nell’ “a portata di mano”.
Brevi descrizioni di situazioni socio-politiche in cui si consuma il solito dramma di morte, di ferite inguaribili che non intaccano solo l’anima ma anche il corpo. Straziante. Moralmente e fisicamente.
Nomi di persone che sfuggono. Ognuna delle quali ha una sua vita, una sua storia. Accomunate dal dolore, dall’impotenza, dalla morte.
Un libro che si legge a fatica, non certo per lo stile, essenziale e diretto, né per il linguaggio, semplice ed accessibile. Difficile far scorrere le parole, che feriscono e colpiscono.

Ricordi frammentati di una vita in guerra. Rare le date, puntuali i riferimenti geografici. Una guerra si sovrappone alle altre. Iraq, Etiopia, Afghanistan, Ruanda ... sembra cronaca attuale, ma si tratta di fatti avvenuti ben prima del solito 11.09.2001.

Possibile che “noi” siamo la causa di tanto orrore? Possibile che non ce ne rendiamo conto?
Come si più parlare di “missioni di pace”, di “guerre giuste”, di interventi per riportare pace e democrazia in luoghi in cui seminiamo morte, miseria, fame, terrore?
Come possiamo ancora credere che non ci sia un’alternativa?

Tra le righe la soluzione, la via per raggiungere la pace, per porre fine a questo schifo. Non la politica, non l’economia, non i giochi di potere. Partire dalle persone.
Il dialogo tra le persone, nella sofferenza. Feriti appartenenti a fazioni opposte. Vicini di letto nello stesso ospedale. L’ostilità si trasforma in familiarità. Perchè no, in affinità.
Ogni tardo pomeriggio, all’ombra, sul retro dell’ospedale, si ritroveranno in dieci o quindici, a fumare insieme, e finalmente a parlare. Fino a un mese prima si erano affrontati a colpi di mitra”.


"Pappagalli Verdi" - Gino Strada (1999)

martedì 22 maggio 2007

LA MAFIA SPIEGATA AI MIEI FIGLI – Silvana La Spina

Un libricino sottile, insignificante, che con parole semplici ma fin tropo dense di fatti e di nomi introduce un argomento di cui tutti abbiamo sentito parlare, che in molti pensiamo di conoscere, e di cui pochi sono adeguatamente informati.
Uno stimolo a leggere Sciascia, Verga, Pirandello, dando alle parole un significato diverso, a guardare i fatti di cronaca passata e purtroppo presente da un’altra prospettiva.
Mafia, omertà, isolamento e storia della Sicilia ... interessi economici, e la solita lotta per mantenere i privilegi di pochi a scapito dei diritti dei più: “Fare in modo che tutto cambi per niente cambiare”.
La mafia dalle sue origini, la sua tragica e scellerata storia, i cambiamenti che nulla cambiano, la sua forma attuale.
La “mafia finanziaria”, con la quale le forze politiche attualmente fanno affari.
Con un messaggio forte, che suggerisce la possibilità di vincere contro il potere ingiusto di pochi. Un messaggio diretto ai giovani siciliani, ma che dovrebbe essere ascoltato e raccolto anche da tutti noi, contro tutte le mafie: “... in pratica quella che andiamo a fare non è più la lotta agli uomini della mafia ma la lotta per un mercato pulito, per la nostra libertà e per la democrazia” e ancora “Da dove cominciare? Dalla Sicilia, come sempre. E da voi giovani. Sta a voi eliminare quella parte malata che tutti i siciliani - e non solo i siciliani - si portano addosso. Sta a voi ritrovare la parte sana, quella libera dal bisogno di allearsi coi più forti e prepotenti, coi vincitori del momento... Libera intendo dal virus dell’omertà... In Fondo la mafia non è solo un’organizzazione, è anche uno stato d’animo, fatto di paura, vigliaccheria, indolenza e naturalmente sfiducia.... Non perdetevi d’animo”. ... “Lottate senza tregua. Senza scoramenti o dubbi. Senza paure o ripensamenti. L’alternativa non esiste: o ce la fare o sarete schiacciati del tutto”.
"La mafia spiegata ai miei figli (e anche ai figli degli altri)" - Silvana La Spina (2006)

lunedì 21 maggio 2007

LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE – Mark Haddon

Uno Dei tanti “libri mangiati”. Un romanzo leggero, scorrevole, eppure profondo e toccante. Un racconto in prima persona, un ragazzo autistico che parla di sé e del mondo che lo circonda.
Penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su”.
Mette in discussione le modalità di elaborazione delle informazioni delle persone “normali”.
“... guardavo le cose per quelle che erano, e questo non voleva dire essere intelligenti. Significava semplicemente essere dei buoni osservatori. Essere intelligenti vuol dire guardare le cose per ciò che sono e utilizzare l’evidenza dei fatti per elaborare qualcosa di nuovo”.
Ponendo l’accento sulla scienza, sulla logica (“... l’intuito è ciò che usano le persone nella vita di tutti i giorni per prendere le decisioni. Ma la logica può essere utile per elaborare la risposta giusta”), su una visione del mondo che tiene conto dei minimi dettagli, tutti i dettagli, e che non lascia spazio alla superstizione, all’inferenza, all’irrazionalità.
La gente non rispetta le regole. (...) E nella Bibbia si legge Non uccidere, ma ci sono state le Crociate e due Guerre Mondiali e la Guerra del Golfo e in ognuna di queste guerre dei Cristiani hanno ucciso dei loro simili”.
Senza tralasciare le emozioni.

Un giallo atipico, coinvolgente.

"Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" - Mark Haddon (2003)

martedì 13 marzo 2007

THE RESTAURANT AT THE END OF THE UNIVERSE – Douglas Adams

E’ la continuazione di “Guida Galattica per gli autostoppisti”.
Inizia con l’inevitabile riassunto delle vicende accadute nel primo libro. Un riassunto breve, scarno e per questo estremamente divertente.

Ingredienti per quest’altra piccola mirabile opera di intelligente ironia sono, tra gli altri, una nave spaziale che va in tilt nel tentativo di preparare una buona tazza di te; il robot depresso Marvin, che con la propria discutibile dialettica sotto-tono ha ragione di tecnologie molto più sofisticate della propria; un peculiare ristorante al termine dell’universo (che si scopre essere un tempo, non un luogo!) .

Viaggiare nel tempo presenta delle difficoltà.
- Il problema più grande è semplicemente grammaticale, e l’opera principale da consultare sull’argomento è “La Guida tascabile dei 1001 tempi verbali per il viaggiatore nel tempo”. Che è in grado di dire, per esempio, in che modo descrivere qualcosa che stava per accaderti nel passato prima che tu la evitassi balzando avanti nel tempo di due giorni allo scopo di evitare che ti accadesse. Il fatto viene descritto in modo diverso a seconda che tu stia parlando dal tuo tempo naturale, da un tempo nel futuro futuro o nel futuro passato, ed è ulteriormente complicato dalla possibilità di intrattenere conversazioni mentre stai viaggiando da un tempo ad un’altro con l’intenzione di diventare tua madre o tuo padre. -

Dopo varie vicissitudini, alle quali il povero Marvin, inutile dirlo, non partecipa volentieri, Arthur Dent e Ford Prefect si troveranno, al termine del loro naufragio temporale, su un pianeta sconosciuto, popolato da una classe di persone “inutili”, scaricate come zavorre dal loro pianeta di provenienza.

Al termine del libro Arthur riuscirà ad ottenere dalla propria mente (parte integrante di quel computer che era la Terra) la domanda alla fatidica risposta sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto.

Terminata la lettura di questo secondo delizioso volumetto, l’istinto è quello di immergersi immediatamente nel terzo libro della trilogia di cinque: per l’appunto “La Vita, l’Universo e Tutto Quanto”.


Questo è il “secondo libro di una trilogia di cinque”.
(Titolo italiano: “Il ristorante alla fine dell’Universo”).

"The restaurant at the end of the universe" – Douglas Adams (1980 )