lunedì 22 dicembre 2014

UNA STORIA QUASI SOLTANTO MIA - Licia Pinelli, Piero Scaramucci


La Strage di Piazza Fontana. Milano, 12 dicembre1969.
Diciassette morti in un attentato. E più di ottanta feriti.
Non dovrebbe succedere mai. E' tuttora la quotidianita'.

Vengono immediatamente incolpati gli "anarchici di sinistra".
Si "scopre" dopo che gli autori sono fascisti, di destra.
Poco importa, di fronte ad una sola vita spezzata non c'e' idea che tenga, non c'è appartenenza che spieghi, non c'è affinità che giustifichi.
Nessuno ha il diritto di uccidere. Nessuno.



"Vedi, la morte è una cosa normale, come la vita, ma c'e' morte e morte. Ti viene l'odio per chi ti impone la morte, la morte in questo modo infamante, schifoso", dice Licia Pinelli.

C'e' infatti una vittima in piu'. Giuseppe Pinelli. Arrestato (o meglio fermato, e trattenuto illegalmente, a dispetto delle procedure), muore a seguito della caduta dalla finestra della Questura.
Incaricato delle indagini era il Commissario Calabresi, a sua volta assassinato nel 1972.

Il racconto di un ennesimo lutto ingiusto, di una legalità che manca, di omissioni, distorsioni, menzogne e occultamento della verità.
Testimonianza diretta di modalità che vengono messe in pratica in continuazione.
Anche ora. Oggi.
Ai fatti vengono sostituite le opinioni. Quando qualcuno, caparbiamente, in solitudine contro un sistema perverso, ricerca la verità, quando qualcuno finalmente ne trova dei frammenti, crudi, crudeli, evidenti, disarmanti ... allora è tardi. Non importa a nessuno.
E' cronaca del passato, il pubblico se ne dimentica.
Si dovrebbe imparare dalla storia. Non succede mai.

Un libro amaro. Un racconto semplicissimo. Pacato e drammatico.
La forza di una persona sola che ha il coraggio e la voglia di rimanere fedele a sé stessa.
Una figura imponente, Licia Pinelli.
Uno Stato assente. Lo Stato di Diritto, in Italia. Non c'è.

"Non mi sento sconfitta perché ho fatto tutto quello che potevo fare nell'ambito della legalità. Gli sconfitti sono coloro che non hanno avuto il coraggio di arrivare a scoprire la verità".

"Ma io sono sempre piu' attratta da quel che dicono le persone che da come si presentano".
"Se c'é una persona che desidera la pace sono io, e non ho mai vissuto in pace, sempre in guerra".


"Le cose cambiano", ma io sento solo: dovrebbero cambiare, perlomeno si fa in modo che cambino. E provo qualcosa che adesso potrei dire disagio, ma non e' disagio, e' come una speranza inutile, qualcosa che ti dice dentro che tanto non se ne fa niente, che e' solo illusione. Come quando credi allo Stato di diritto, la stessa sensazione."

"Bisognava rovesciare il tutto, e non lo puoi fare sotto l'impulso dei sentimenti. Dovevo riuscire a dissociarmi. La notte era mia e il giorno era un'altra cosa."

- Per lei, tutti i poliziotti sono cattivi?
- Io - le ho detto - ho denunciato i poliziotti che erano nella stanza, non tutti i poliziotti in blocco.

"Si dice durezza ma poi è la volontà di non cedere mai, nonostante tutto. C'è della gente che non cederebbe a una involuzione. Stanno attenti, osservano come sta andando questo paese, sono pronti a ribellarsi se le cose andassero in un certo modo. I perdenti in partenza che però non si arrendono mai."

Lella Costa commenta, tra l'altro, che "C'è sempre un sovrappiù di ingiustizia per le donne, uno schifoso surplus di insulti e indecenza", e di seguito, riferendosi alla voce di Licia Pinelli, "una voce bellissima, profonda, nobile e potente": "Forse, se avessimo potuto ascoltarla, più di quarant'anni fa, insieme a quella del suo amatissimo consorte e di tanti altri come loro, la storia di questo paese sarebbe stata diversa. E saremmo stati salvi".



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