giovedì 30 luglio 2015

AD OCCHI CHIUSI - Gianrico Carofiglio

L'Avvocato Guerrieri alle prese con un nuovo caso. Una donna con un ex-marito violento e potente. Una cliente che nessun altro avvocato vuole assistere. Minacce velate ma non troppo, giochi di potere. 

La vita personale che si intreccia con quella professionale. 

Romanzo piacevole, si legge in poco tempo. Coinvolge, non impegna. 
Il tema, fin troppo attuale. Violenze domestiche, violenze le cui vittime sono donne in quanto donne. Vite in cui non tutti gli uomino sono aguzzini, ma segnate per sempre da coloro che aguzzini sono, e impuniti. 

"Il nome  sui documenti glielo avevano dato i suoi genitori naturali. Qualunque cosa significhi la parola naturale per un padre che fa quelle cose alla sua figlia bambina. E per una madre che glielo lascia fare, fingendo di non vedere, di non sentire."

Spunti di riflessione, storia che scorre. E' un autore piacevole, Carofiglio.

martedì 28 luglio 2015

LA FIGLIA OSCURA - Elena Ferrante

Elena Ferrante scrive in apnea. E si fa leggere tutta d'un fiato.
Un'altra donna confusa, ansiosa, difficile. 
Insegna all'Università, madre di due figlie ormai grandi. Non giovane, non ancora vecchia.
In bilico fra tre generazioni, sbilanciata verso quella che l'ha preceduta o quella che la segue, poco incline a seguire la propria. 
Un fiume di pensieri, azioni insensate, l'inseguimento di un significato.
Una vacanza solitaria, vite di altri che intreccia alla propria, sentimenti e sensazioni profondi ed assurdi.

"Un colpo improvviso, alla fine, è solo meraviglia e sofferenza"

"I maschi hanno sempre qualcosa di patetico, a ogni età, Una protervia frgile, un'audacia pavida. Non so più, oggi, se mi hanno mai suscitato amore o solo un'affettuosa comprensione per le loro debolezze".

"Per di più, nel frattempo, il mondo non era affatto migliorato, anzi era diventato più cattivo verso le donne. Lei - me l'aveva detto - per molto meno di quello che avevo fatto io anni prima rischiava di essere scannata"

Un romanzo breve, si legge in poche ore. Ottimo per un pomeriggio di svago.

domenica 26 luglio 2015

IL BAMBINO CON I PETALI IN TASCA - Amosh Irani

Un romanzo tristissimo. Delicato, molto bello.
Ma inesorabilmente tragico, amaro. Triste. 
Chamdi è un bambino che ha vissuto sempre in orfanatrofio, nell'immensa, insidiosa, contraddittoria Bombay.
Vive di sogni e speranza, nel suo mondo protetto all'ombra della bouganvillea che cresce nel cortile. Sogna un posto nuovo, "Kahunsha", la "città senza tristezza".
L'orfanatrofio sarà presto chiuso, l'immobile deve passare di mano. La direttrice gli consegna il panno in cui era avvolto quando un uomo lo ha depositato lì, dieci anni prima.
Chamdi scappa, una notte decide di andare a Bombay alla ricerca di quell'uomo, probabilmente suo padre. 
Lì inizia la vita da ragazzo di strada, e cerca di dare un senso all'orrore con i suoi occhi di bimbo. Ma un senso probabilmente non c'è.
Un romanzo durissimo. E piuttosto crudo. L'autore descrive gli odori, gli umori, gli orrori. In modo tanto semplice ed altrettanto efficace. Vero, reale. Immagini vive e raccapriccianti. 



Consigliato a chi ha lo stomaco forte. 
Una lettura coinvolgente e terribile.



martedì 21 luglio 2015

LA RABBIA E L'ORGOGLIO - Oriana Fallaci

Quanta rabbia! Quanta indignazione. 
Un fiume di parole che trascinano. Una grande scrittrice. Una grande donna. 
Pur non condividendo appieno il suo punto di vista, non si può non ammirare la carica, lo stile, la preparazione e la forza di questa giornalista nata nel 1929. 

Libro di cui avevo sentito parlare molto, che ho visto in troppe occasioni citato a sproposito. Finalmente l'ho letto. E ne ho apprezzato molti aspetti. 

Un'interpretazione che forse l'autrice non condividerebbe, che non può contestare e che probabilmente non leggerebbe nemmeno, se fosse ancora viva. 
Non è, come molti sostengono, un manifesto della "Destra" più estrema. Condanna senza appello Fascismo e Nazismo, condanna i totalitarismi, tout court.
Nè si fa portavoce di un "cristianesimo" opposto all'estremismo islamico.
La Fallaci si dice atea, "irrimediabilmente atea".

Con toni feroci e travolgente furore, la Fallaci si scaglia contro chi non vuole comprendere che la guerra iniziata con gli attentati dell' 11 settembre è seria, pericolosa e "globale". 
Non ne fa una questione di razza, di colore, di patriottismo cieco (anche se inneggia ed ammira il senso di appartenenza che è degli Americani e che manca del tutto agli Italiani), con buona pace di coloro che pretendono di usare anche queste sue parole per giustificare violenza e xenofobia. 

Si scaglia contro il mondo musulmano, affermando che non esiste un islamismo moderato. 

"Al mondo c'è posto per tutti. A casa propria tutti fanno ciò che gli pare. E se in alcuni paesi le donne son così cretine da accettare il chador anzi il lenzuolo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all'altezza degli occhi, peggio per loro. Se sono così scimunite da accettare di non andar a scuola, non andar dal tottore, non farsi fotografare eccetera, lo stesso. Se sono così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro mogli più un harem pieno di concubine, idem. Se i loro uomino sono così grulli da non bere la birra e il vino, pure. Non sarò io ad impedirglielo. Sono stata educata nel concetto di libertà, io ... "

Leggendo queste parole viene spontaneo alzare un sopracciglio, pensare che questa grande giornalista forse è un po' tropo piena di sé per guardare alla realtà con occhio serenamente critico.
Ma poche pagine oltre, racconta dell'esecuzione di tre donne, coperte da capo a piedi così da non sembrare nemmeno degli esseri umani, giustiziate senza pietà di fronte a testimoni indifferenti. 
E scrive: 
"Rammento e capisco che le tre donne al mercato sono state uccise perché erano andate dal parrucchiere. Capisco insomma che si trattava di tre combattenti, di tre eroine, e dimmi: è questa la cultura cui alludi quando parli solo di contrasto fra le due culture? Eh, no, caro mio: no. Distratta dal mio amore per la Libertà ho incominciato il discorso affermando che al mondo c'è posto per tutti e mia madre diceva il-mondo-è-bello-perché-è-vario. Che se alcune donne sono così sceme da accettar certe infamie, peggio per loro: l'importante-è-che-certe-infamie-non-vengano-imposte-a-me. Ma ho detto una cosa ingiusta. Perché a far quel ragionamento ho dimenticato che la Libertà scissa dalla Giustizia è una mezza libertà, che difendere la propria libertà e basta è un'offesa alla Giustizia. E implorando il perdono delle tre eroine, di tutte le donne giustiziate seviziate umiliate o sviate dai figli di Allah, sviate al punto di unirsi al corteo che calpestava i morti dello stadio di Dacca, dichiaro che la faccenda mi riguarda eccome."

Dura, la Fallaci. Durissima.
La storia non può essere cancellata, dice.
"E sempre a proposito di chi finge di ignorarla o dimenticarla: non lo rammenta nessuno l'ammonimento di Karl Marx "La religione è l'oppio dei popoli?" Non ne tiene conto nessuno del fatto che tutti i paesi islamici, tutti, sono retti da un feroce regime teocratico?"

Ne ha per tutti, la Fallaci. 
Tuona contro l'incoerenza, l'opportunismo, l'ottusità de(gl)i  (ex) comunisti che tradiscono le idee per gli slogan, che difendono a spada tratta qualsiasi azione pur di non ragionare. Ruggisce contro i Governi italiani che si dimostrano incapaci, incompetenti, corrotti ed inadeguati. Sempre, in tutto. 

"Discorsino. Egregio signor cavaliere, io lo so che a udire quel che dico sugli ex-comunisti Lei ingrassa, gongola, come una sposa felice. Ma non sia ipaziente, La prego. Ce n'è anche per Lei. [...] E premesso ciò mi consenta (uso il Suo linguaggio, vede) d'esporre quel che in Lei non mi piace. Bè, non mi piace, ad esempio, la Sua mancanza di buon gusto e d'acume. [...]" 

"La disobbedienza civile è una cosa seria, non un pretesto per divertirsi e far carriera. Il benessere è una conquista della civiltà, non un pretesto per vivere a sbafo"

Un'invettiva gridata, scritta tutta d'un fiato che tutta d'un fiato si legge. 
E pur non condividendo in tutto e per tutto i contenuti di questa raccolta di appunti, di questo "articolo lungo", di questo discorso della Fallaci, non si può non apprezzarne la franchezza, la passione. 
E molte delle idee. Libertà, indipendenza, condanna di tutti i totalitarismi, dei fascismi rossi e neri, diritti umani. E necessità di uno Stato veramente laico. 
Perché di Religione si muore. Anche se alcune pratiche sono meno peggio di altre. E anche su questo non si può onestamente non essere d'accordo.

Chiude il libro il discorso che la Fallaci ha tenuto nel 2002 a Washington. Dopo 10 anni di assenza, ancora non intende presentarsi in pubblico.
"E il motivo non è quello malignamente fornito da chi non mi vuol bene: la malattia che chiamo l'Alieno, le mie rughe, l'età. L'Alieno lo tengo a bada. Gli ho fatto capire che se mi uccide muore con me, che quindi è meglio vivere con me. E per quanto vivere con me sia arduo, per ora ci sta. Le rughe sono le mie medaglie. Onorificenze che mi son guadagnata. E invecchiare è bellissimo. Perché, come
uso dire, a invecchiare si conquista una libertà che da giovani non avevamo. Una libertà assoluta. Data l'alternativa, inoltre, aver quest'età è la cosa migliore che potesse capitarmi. Che possa capitare a tutti". 
Ammirazione genuina. 

Libro da leggere. E su cui riflettere. Indubbiamente.


IL SILENZIO DELL'ONDA - Gianrico Carofiglio


Romanzo "da spiaggia", si divora in poche ore. 
Storie appena accennate.
Un paziente psichiatrico che deve trovare il modo di togliersi dalla schiena il peso di una vita troppo intensa, troppo difficile, troppo finta, di un lavoro che si è impossessato di tutto il suo essere e che lo ha trasformato.  
Un Carabiniere sotto copertura, che da bambino aveva perso il padre, poliziotto.

Un ragazzino precoce e maturo, segnato a sua volta dalla perdita del padre, che vive solo con la mamma ed ha una vita interiore piuttosto profonta. 
 
Frammenti di vite che lentamente si ricompongono, dolori troppo grandi per poterli dire.
 "Non lo direi mai in pubblico - nessuno di noi lo direbbe mai, ma l'unico modo per spazzare via tutto il sistema e letteralmente mettere in ginocchio le mafie sarebbe legalizzare le droghe".

"I passi indietro derivano dalla paura del cambiamento. Se si convive a lungo con la sofferenza, alla fine essa diventa in qualche modo parte di noi. Quando cominciamo a star meglio, quando cominciamo a staccarci dalla sofferenza, viviamo degli stati d'animo contraddittori. Da un lato siamo contenti, dall'altro ci sentiamo in difficoltà perché ci manca qualcosa che faceva parte della nostra identità e comunque garantiva una forma di equilibrio".

"Aveva sempre considerato la lettura un'attività che richiedeva impegno, programmazione, tempo. Una cosa riservata solo a chi poteva permettersela. Adesso invece veniva fuori che leggere era - poteva essere . come bere, mangiare, camminare o respirare".

Un romanzo scorrevole. Ottimo per una giornata di ozio estivo.



lunedì 20 luglio 2015

NON C'E' OMBRA CHE SIA PIU' OSCURA - Fabrizio Rizzi

"Non c'è ombra che sia più oscura".
La depressione, le patologie psicologiche in genere? Qual è quest'ombra che si addensa sulla protagonista?

Un romanzo psicologico, forse più propriamente un'allegoria in forma di romanzo. 
Si legge. Fin troppo esplicito se si mastica un po' la materia, contiene diversi spunti di riflessione che possono diventare interessanti.

 Marta è una signora che non esce di casa da mesi. Ha un marito, una figlia, una vita agiata. Eppure qualcosa non va. Tra le pagine oniriche di questo romanzo si ritrova il filo della sua storia.

"Ma prima devo sapere. Devi dirmi la verità. Solo dopo potrò essere davvero libera di decidere

"Qualunque cosa sia, la verità è sempre meglio del silenzio, dei segreti pesanti che corrodono la vita".

Interessante la postfazione dell'autore.
"Perché questi nostri sono tempi difficili, sono tempi di confino sempre più esteso. Troppo del nostro vivere sembra essere organizzato in funzione di questa sorta di non-pensiero. Laddove non siano le dipendenze, i disturbi alimentari oppure l'espressione psicosomatica a farsene carico, sono le fobie e gli attacchi di panico i modelli psicopatologici più evidenti e frequenti di questa fuga verso l'esterno, il più possibile lontano dallo scenario interno del conflitto psichico. 
Pensare è farica. Sentire - soprattutto il dolore mentale - ancor di più".

Pensare è fatica. 
Ma porta soddisfazione.


domenica 19 luglio 2015

L'UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO - Haruki Murakami

Un trentenne ha lasciato il lavoro, e si occupa delle faccende domestiche, in attesa di ricominciare a lavorare. 
Il gatto della moglie non è tornato a casa, nelle ultime settimane. 
Arrivano strane telefonare, il protagonista inizia a fare incontri particolarissimi. L'atmostera è misteriosa ed onirica. E' complicato distinguere il reale dal pensato.
Quando anche la moglie Kumiko non torna a casa una sera, né il giorno dopo, lui si trova di fronte numerosi stranissimi misteri. 
Incontra personaggi singolari ed irreali, vive esperienze tra il fisico e lo psicologico. 
Murakami è maestro nel descrivere mondi paralleli che si sovrappongono e si mescolano. La dimensione magica ha poco a che vedere con il concreto, è metafora intricata ed avvincente.
Un romanzo che attira nel suo mondo surreale, in fondo ad un pozzo asciutto dove tutto sembra possibile.
Molto bello. Lettura coinvolgente ed avvincente.