martedì 21 luglio 2015

LA RABBIA E L'ORGOGLIO - Oriana Fallaci

Quanta rabbia! Quanta indignazione. 
Un fiume di parole che trascinano. Una grande scrittrice. Una grande donna. 
Pur non condividendo appieno il suo punto di vista, non si può non ammirare la carica, lo stile, la preparazione e la forza di questa giornalista nata nel 1929. 

Libro di cui avevo sentito parlare molto, che ho visto in troppe occasioni citato a sproposito. Finalmente l'ho letto. E ne ho apprezzato molti aspetti. 

Un'interpretazione che forse l'autrice non condividerebbe, che non può contestare e che probabilmente non leggerebbe nemmeno, se fosse ancora viva. 
Non è, come molti sostengono, un manifesto della "Destra" più estrema. Condanna senza appello Fascismo e Nazismo, condanna i totalitarismi, tout court.
Nè si fa portavoce di un "cristianesimo" opposto all'estremismo islamico.
La Fallaci si dice atea, "irrimediabilmente atea".

Con toni feroci e travolgente furore, la Fallaci si scaglia contro chi non vuole comprendere che la guerra iniziata con gli attentati dell' 11 settembre è seria, pericolosa e "globale". 
Non ne fa una questione di razza, di colore, di patriottismo cieco (anche se inneggia ed ammira il senso di appartenenza che è degli Americani e che manca del tutto agli Italiani), con buona pace di coloro che pretendono di usare anche queste sue parole per giustificare violenza e xenofobia. 

Si scaglia contro il mondo musulmano, affermando che non esiste un islamismo moderato. 

"Al mondo c'è posto per tutti. A casa propria tutti fanno ciò che gli pare. E se in alcuni paesi le donne son così cretine da accettare il chador anzi il lenzuolo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all'altezza degli occhi, peggio per loro. Se sono così scimunite da accettare di non andar a scuola, non andar dal tottore, non farsi fotografare eccetera, lo stesso. Se sono così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro mogli più un harem pieno di concubine, idem. Se i loro uomino sono così grulli da non bere la birra e il vino, pure. Non sarò io ad impedirglielo. Sono stata educata nel concetto di libertà, io ... "

Leggendo queste parole viene spontaneo alzare un sopracciglio, pensare che questa grande giornalista forse è un po' tropo piena di sé per guardare alla realtà con occhio serenamente critico.
Ma poche pagine oltre, racconta dell'esecuzione di tre donne, coperte da capo a piedi così da non sembrare nemmeno degli esseri umani, giustiziate senza pietà di fronte a testimoni indifferenti. 
E scrive: 
"Rammento e capisco che le tre donne al mercato sono state uccise perché erano andate dal parrucchiere. Capisco insomma che si trattava di tre combattenti, di tre eroine, e dimmi: è questa la cultura cui alludi quando parli solo di contrasto fra le due culture? Eh, no, caro mio: no. Distratta dal mio amore per la Libertà ho incominciato il discorso affermando che al mondo c'è posto per tutti e mia madre diceva il-mondo-è-bello-perché-è-vario. Che se alcune donne sono così sceme da accettar certe infamie, peggio per loro: l'importante-è-che-certe-infamie-non-vengano-imposte-a-me. Ma ho detto una cosa ingiusta. Perché a far quel ragionamento ho dimenticato che la Libertà scissa dalla Giustizia è una mezza libertà, che difendere la propria libertà e basta è un'offesa alla Giustizia. E implorando il perdono delle tre eroine, di tutte le donne giustiziate seviziate umiliate o sviate dai figli di Allah, sviate al punto di unirsi al corteo che calpestava i morti dello stadio di Dacca, dichiaro che la faccenda mi riguarda eccome."

Dura, la Fallaci. Durissima.
La storia non può essere cancellata, dice.
"E sempre a proposito di chi finge di ignorarla o dimenticarla: non lo rammenta nessuno l'ammonimento di Karl Marx "La religione è l'oppio dei popoli?" Non ne tiene conto nessuno del fatto che tutti i paesi islamici, tutti, sono retti da un feroce regime teocratico?"

Ne ha per tutti, la Fallaci. 
Tuona contro l'incoerenza, l'opportunismo, l'ottusità de(gl)i  (ex) comunisti che tradiscono le idee per gli slogan, che difendono a spada tratta qualsiasi azione pur di non ragionare. Ruggisce contro i Governi italiani che si dimostrano incapaci, incompetenti, corrotti ed inadeguati. Sempre, in tutto. 

"Discorsino. Egregio signor cavaliere, io lo so che a udire quel che dico sugli ex-comunisti Lei ingrassa, gongola, come una sposa felice. Ma non sia ipaziente, La prego. Ce n'è anche per Lei. [...] E premesso ciò mi consenta (uso il Suo linguaggio, vede) d'esporre quel che in Lei non mi piace. Bè, non mi piace, ad esempio, la Sua mancanza di buon gusto e d'acume. [...]" 

"La disobbedienza civile è una cosa seria, non un pretesto per divertirsi e far carriera. Il benessere è una conquista della civiltà, non un pretesto per vivere a sbafo"

Un'invettiva gridata, scritta tutta d'un fiato che tutta d'un fiato si legge. 
E pur non condividendo in tutto e per tutto i contenuti di questa raccolta di appunti, di questo "articolo lungo", di questo discorso della Fallaci, non si può non apprezzarne la franchezza, la passione. 
E molte delle idee. Libertà, indipendenza, condanna di tutti i totalitarismi, dei fascismi rossi e neri, diritti umani. E necessità di uno Stato veramente laico. 
Perché di Religione si muore. Anche se alcune pratiche sono meno peggio di altre. E anche su questo non si può onestamente non essere d'accordo.

Chiude il libro il discorso che la Fallaci ha tenuto nel 2002 a Washington. Dopo 10 anni di assenza, ancora non intende presentarsi in pubblico.
"E il motivo non è quello malignamente fornito da chi non mi vuol bene: la malattia che chiamo l'Alieno, le mie rughe, l'età. L'Alieno lo tengo a bada. Gli ho fatto capire che se mi uccide muore con me, che quindi è meglio vivere con me. E per quanto vivere con me sia arduo, per ora ci sta. Le rughe sono le mie medaglie. Onorificenze che mi son guadagnata. E invecchiare è bellissimo. Perché, come
uso dire, a invecchiare si conquista una libertà che da giovani non avevamo. Una libertà assoluta. Data l'alternativa, inoltre, aver quest'età è la cosa migliore che potesse capitarmi. Che possa capitare a tutti". 
Ammirazione genuina. 

Libro da leggere. E su cui riflettere. Indubbiamente.


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