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giovedì 22 settembre 2016

IL SENSO DEL DOLORE - Maurizio De Giovanni

L'Ispettore Ricciardi, Luigi Alfredo Ricciardi è un poliziotto anomalo. 
Nato nel 1900, indaga presso la Squadra mobile della Regia Questura di Napoli.
E' un poliziotto intelligente e onesto e sensibile, in piena era fascista. 
Ha un dono, che lui chiama il "Fatto", una singolare maledizione che gli fa vedere gli ultimi istanti di vita delle persone morte di morte violenta. 
Ne percepisce l'emozione negli gli ultimi istanti di vita. 

Muore un famoso tenore, grande cantante e amico del Duce. Ricciardi indaga sul suo omicidio, portandosi appresso tutto il proprio dolore, la propria personalità forte e sensibile. 
Indaga in una Napoli sferzata dal vento. 

Un giallo piacevole, lettura molto agile e scorrevole, trama apprezzabile. 
Ottimo libro per trascorrere qualche ora in completo relax.



mercoledì 21 settembre 2016

ORIANA FALLACI INTERVISTA ORIANA FALLACI - Oriana Fallaci

La Fallaci intervista sé stessa, con la morte addosso
Poche pagine, che si leggono in modo rapido e scorrevole, nonostante i temi affrontati non siano di poco conto. Lo stile aggressivo e deciso è inconfondibile. 

Parole strumentalizzate e strumentalizzabili, parole durissime. Contenuti non sempre azzeccati, ma su cui vale la pena riflettere. 
Salta all'occhio, se l'occhio è attento, uno slittamento entro quelle gabbie, quelle bandiere, quel tifo da squadra che lei per prima denuncia, smaschera, condanna, nel raccontare di schieramenti e fazioni. 
Ma non si può non cogliere ed apprezzare la ricerca e difesa della propria libertà intellettuale, la personalità rivoluzionaria, la decisione con cui questa persona affronta la vita e la morte. La propria morte imminente. 

"Perché ho la morte addosso. La Medicina ha sentenziato: "Signora, Lei non può guarire. Non guarirà" Stando a quel verdetto, e nonostante gli anticorpi del cervello, non ho molto rempo da vivere. Però ho ancora tante cose da dire, e un'intervista m'è parsa il mezzo più sbrigativo per dirne almeno alcune"

Il cancro:
"No, no, di lui parlo sempre. Apertamente, con tutti. Ne parlo anche per rompere il tabù di cui divenni consapevole quando lui mi aggredì la prima volta, e il chirurgo che mi aveva operato disse: "Le dò un consiglio. Non ne parli con nessuno". Rimasi allibita. E così offesa che non ebbi la forza di repilicare: "Che cosa va farneticando?!? Avere il cancro non è mica una colpa, non è mica una vergogna! Non è nemmeno un imbarazzo, visto che si tratta d'una malattia non contagiosa" E per settimane continuai a rimuginre su quelle parole che non comprendevo. Poi le compresi. Perché se dicevo d'avere il cancro molti mi guardavano come se avessi la peste [...]. O come se fossi già sottoterra. Impauriti, disturbati. Quasi ostili. Alcuni mi toglievano addirittura il saluto. Voglio dire: sparivano, e se li cercavo non si facevan trovare. Infatti fu allora che coniai il termine Alieno. [...]
 ... di rado lo chiamano con il suo vero nome. I giornali ad esempio dicono "malattia inguaribile"[...] Questo perpetua il tabù, e quasi ciò non bastasse, alimenta una menzogna. Perdio, non è vero che dal cancro non si guarisce! Spesso si guarisce. E se non si guarisce, si dura. Col mio sono durata circa undici anni. "

La democrazia
"Guardi, io non mi stancherò mai di ripeterlo: la democrazia non si può regalare come una scatoletta di cioccolata. La democrazia bisogna conquistarsela, e per conquistarsela bisogna volerla. Per volerla bisogna sapere e capire cos'é."

[...] i limiti e le bugie della democrazia. Non vi sono alternative alla democrazia. Se si rinuncia a quella, se muore quella, la libertà va a farsi friggere e come minimo ci ritroviamo in un gulag o in un lager o in una foiba. Insomma, in prigione o sottoterra. Ma quando ci riempiamo la bocca con la parola Democrazia sappiamo bene che la democrazia fa acqua da tutte le parti. Sappiamo bene che è un sistema disperatamente imperfetto e sotto alcuni aspetti bugiardo. [...]
Sono due, dice Tocqueville, i concetti su cui si basa la democrazia: il concetto di Uguaglianza e il concetto di Libertà. Ma gli esseri umani amano l'uguaglianza assai più della libertà, e della libertà spesso non gliene importa un bel nulla. Costa troppi sacrifici, troppa disciplina, e non è forse vero che si può essere uguali anche in stato di schiavitù?
Quasi ciò non bastasse, il concetto di uguaglianza non lo comprendono. O fingono di non comprenderlo. Per Uguaglianza la democrazia intende l'uguaglianza giuridica, l'uguaglianza che deriva dal sacro principio "La Legge E' Uguale per Tutti". Non l'uguaglianza mentale e morale. l'uguaglianza di valore e di merito. Non il pari merito d'una persona intelligente e d'una persona stupida, il pari valore d'una persona onesta e d'una persona disonesta. Quel tipo di uguaglianza non esiste. [...]
Il guaio è che la democrazia aiuta gli ignoranti e i presuntuosi a negare questa verità, questa evidenza. Li aiuta col voto che si conta ma non si pesa, cioè col suo affidarsi alla quantità non alla qualità [...]"

Rivoluzione e Scienza
"Il fatto è che contrariamente a loro, io sono una rivoluzionaria. Del mondo che mi circonda non mi va bene nulla fuorché le conquiste della Scienza. Non mi va bene nemmeno il suo concetto di rivoluzione. La Rivoluzione per me [...] La Rivoluzione per me è la metamorfosi del baco che senza far male a nessuno diventa farfalla. Una bellissima farfalla. E vola. Infatti io sogno sempre di volare. Come una farfalla anzi come un uccello". 

La morte
"Mi dispiace morire, sì. [...]
Amo troppo la Vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la Vita sia bella anche quando è brutta [...]
E con la stessa passione odio la Morte. La odio più d'una persona da odiare, e verso chi ne ha il culto provo un profondo disprezzo. [...] Il fatto è che pur conoscendola bene, la Morte io non la capisco. Capisco soltanto che fa parte della Vita e che senza lo spreco che chiamo Morte non ci sarebbe la Vita."


sabato 17 settembre 2016

LA BANALITA' DEL MALE - Hannah Arendt

Lucido e razionale il resoconto di Hannah Arendt del processo ad Eichmann a Gerusalemme.
Non si tratta di un processo ordinario, non ha nulla di "normale".
Appare evidente che non si tratta del processo ad una persona che si è resa complice di un crimine orrendo, una vera e propria carneficina, ma è il processo a un'idea astratta, l'antisemitismo. 

Evidenzia irregolarità, stranezze, superficialità, anomalie sia nella lettura dei documenti che nell'ascolto dei testimoni. Sottolinea presenze e assenze.

Testimonianza apparentemente fredda e molto articolata, quella di Arendt. Agghiacciante la semplicità nel racconto di fatti impensabili eppure accaduti. 
Un saggio estremamente interessante, per comprendere il passato e una buona parte dell'attuale presente.

Quando l'attenzione in un processo si sposta dal particolare all'astratto, dai fatti concreti alle ideologie, dai crimini commessi al desiderio di riscatto che assomiglia alla vendetta, il risultato è scadente.
Un pessimo processo, nessuna analisi costruttiva le cui conclusioni possano sostituire le basi per un cambiamento di rotta. 
L'antisemitismo è protagonista, non il valore della vita umana. 

Dalle leggi razziali, l'imposizione della croce gialla, primo passo apparentemente innocuo ma che in sé segnava il destino di coloro che la portavano, alla "soluzione finale", lo sterminio di tutti gli ebrei, sembra esista una distanza incolmabile.
I fatti dimostrano che è breve, brevissimo, il tratto che separa la discriminazione dalla violenza più atroce.

"Perché non vi ribellaste?"
[...]
"Ma la verità vera era che sia sul piano locale che su quello internazionale c'erano state comunità ebraiche, partiti ebraici, organizzazioni assistenziali. Ovunque c'erano ebrei, c'erano stati capi ebraici riconosciuti e questi capi, quasi senza eccezioni, avevano collaborato con i nazisti, in un modo o nell'altro, per una ragione o per l'altra. La verità vera era che se il popolo ebraico fosse stato realmente disorganizzato e senza capi, dappertutto ci sarebbe stato caos e disperazione, ma le vittime non sarebbero state quasi sei milioni".

"Ché la lezione di quegli episodi è semplice e alla portata di tutti. Sul piano politico, essi insegnano che sotto il terrore la maggioranza di sottomette, ma qualcuno no, così come la soluzione finale insegna che certe cose potevano accadere in quasi tutti in paesi, ma non accaddero in tutti. Sul piano umano, insegnano che se una cosa si può ragionevolmente pretendere, questa è che sul nostro pianete resti un posto ove sia possibile l'umana convivenza".

Dichiara tra l'altro Eichmann che "I giudici non l'avevano capito: lui non aveva mai odiato gli ebrei, non aveva mai voluto lo sterminio di esseri umani. La sua colpa veniva dall'obbedienza, che è sempre stata esaltata come una virtù. Di questa virtù i capi nazisti avevano abusato, ma lui non aveva mai fatto parte della cricca al potere ..."

Ogni guerra è criminale.
"La verità è infatti che alla fine della seconda guerra mondiale tutti sapevano che i progressi tecnici compiuti nella fabbricazione delle arimi rendevano ormai "criminale" qualsiasi guerra. Proprio la distinzione tra soldati e civili, tra esercito e popolazione, tra obiettivi militari e città aperte, su cui si fondavano le definizioni che dei crimini di guerra aveva dato la convenzione dell'Aja, proprio quella distinzione era ormai antiquata".